furcht kawai

Storia della società

Due guerre mondiali

Prima guerra mondiale, fronte del Carso, 1917: il sottotenente di complemento dell'esercito austroungarico Karl Furcht, appena diciottenne, viene catturato dalle forze armate italiane. Il trattamento che gli viene riservato è di grande generosità: mandato in provincia di Lucca a lavorare in un'azienda agricola, Karl si innamora dell'Italia e decide di restarvi. Si stabilisce poi a Bolzano, lavorando come responsabile di una società austriaca di assicurazioni. Ambientatosi, si fa raggiungere dal fratello minore Rudolf, che si orienta verso il settore del pianoforte dimostrando notevoli doti imprenditoriali: nel 1928 è uno dei fondatori della fabbrica Schulze & Pollmann di Bolzano e ne diventa nel decennio successivo direttore commerciale.

All'epoca i rivenditori di strumenti musicali sono pochi, come poche sono le famiglie che possono affrontare una spesa ai tempi ingentissima: anche il verticale è un lusso, dato che il costo si avvicina a quello di un appartamento. Il pianoforte è tuttavia simbolo della solidità economica di strati borghesi che vi annettono grande importanza, non solo dal punto di vista artistico o ricreativo (a seconda del repertorio), ma anche e soprattutto da quello della formazione delle giovani generazioni; saperlo suonare è infatti un requisito importante nell'iter educativo ideale di ogni rampollo di buona famiglia, e non manca al proposito — soprattutto per quanto riguarda le ragazze — una nutrita letteratura romantica.

Il comparto è insomma tutt'altro che florido, caratterizzato però da una notevole specializzazione artigianale: come succede ancora oggi, alla vendita si affiancano frequentemente accordatura e riparazione degli strumenti, garanzia di assistenza per l'acquirente. Molti degli esercizi commerciali dell'epoca esistono ancora, condotti dai discendenti di chi in quegli anni lontani già lavorava nel campo dello strumento musicale. Come le lente tartarughe, i negozi di pianoforti, saldamente ancorati alla tradizione, tendono ad essere longevi.

Con le leggi razziali del 1938 e soprattutto con l'occupazione del centro-nord da parte delle truppe tedesche nel 1943, Rudolf — trasferitosi nel frattempo a Milano — deve abbandonare l'attività e riparare profugo in Svizzera. Anche Karl e la sua famiglia si salvano in modo rocambolesco, scampando per poco alla morte, sopravvissuti grazie all'eroica ospitalità concessa a rischio della propria vita da due uomini di chiesa: monsignor Ferro, rettore del collegio Gallio di Como, nel quale il figlio adolescente Roberto studia sotto falso nome fino alla fine della guerra; e un parroco dell'urbinate che nasconde Karl stesso, che assiste alla strage causata in paese da una retata nazista. Non altrettanto fortunati il fratello Gustav e gli anziani genitori rimasti in Austria.

Sono anni terribili per l'Europa, ma anche la guerra finisce, lasciando nel 1945 un continente in rovina. I Furcht si riabbracciano dopo due anni nei quali erano rimasti divisi, senza notizie reciproche.

Si apre per l'Italia un periodo difficile, caratterizzato dal perdurare di un conflitto devastante, da ristrettezze economiche e da un clima di profonda divisione civile: è questo lo sfondo cupo del celebre Paura alla Scala di Dino Buzzati, protagonisti proprio Milano e la sua vita musicale. Ma sono anche gli anni nei quali si comincia a respirare fiducia nel futuro dopo le dure prove del passato. La ricostruzione prelude al decollo economico.

Gli esordi

Il 14 maggio 1949 Rudolf fonda a Milano la Furcht & C. srl, con negozio in via Brera 16 e laboratorio in piazza S.Eustorgio, successivamente spostato in viale Majno. Inizialmente nata come esercizio al dettaglio, l'azienda cresce negli anni grazie all'attività alacre e intelligente di Rudolf, affiancato dal nipote Roberto e da Vera Windspach, che vi lavora dal 1952, poco dopo il matrimonio con Rudolf.

Quest'azienda di impronta prettamente familiare riesce ad ottenere l'importazione in esclusiva per l'Italia dei pianoforti inglesi Squire & Longson, Kemble, Bentley e Welmar-Marshall & Rose. All'Inghilterra, una delle culle storiche del pianoforte, avvantaggiata inizialmente dal fatto che l'industria continentale fosse stata semidistrutta dagli eventi bellici, Rudolf affianca presto l'Austria (Hoffmann & Czerny) e soprattutto la Germania; per meglio dire, una delle Germanie: la Cortina di ferro, della quale proprio il Muro di Berlino fu simbolo, divideva allora l'Europa in due. I primi marchi tedeschi furono quelli prodotti nello stabilimento di Eisenberg (Steinberg, Klingmann, Eisenberg e Fuchs & Möhr) nella Repubblica democratica tedesca, particolarmente apprezzati dagli acquirenti come pianoforti da studio per la loro origine; seguirono poi gli occidentali W.Hoffmann, Schiedmayer e Ibach, ed infine ancora uno strumento tedesco-orientale, il prestigioso Blüthner. A questi si aggiungono nel 1965 l'austriaca Bösendorfer, e nel 1967 la sudafricana Dietmann, legata alla famiglia Ibach.

La Furcht si trova dunque, nel giro di pochi anni, a importare in esclusiva per l'Italia Blüthner, Ibach, Schiedmayer e Bösendorfer, quattro gloriosi marchi nella storia del pianoforte.

Lo sviluppo

Nel 1956 viene aperto il negozio di dischi e televisori di via Croce Rossa, che diventa uno dei punti di riferimento della borghesia colta milanese: Dino Buzzati, Raffaele e Mario Carrieri, Giulio Confalonieri, Guido Crepax, Oreste del Buono, Giangiacomo Feltrinelli, Carlo Grossetti, Max Huber, Tullio Kezich, Roberto Leydi, Arrigo Polillo, Giorgio Soavi, Alfredo Todisco e Giuseppe Trevisani; a dirigere il negozio è Roberto Furcht.

Gli anni Cinquanta e Sessanta, che assistono allo sviluppo della Furcht, segnano probabilmente l'apogeo di Milano, in espansione economica prima in campo industriale e poi in quello terziario, all'avanguardia in molti aspetti della vita culturale non solo nazionale ma anche europea; la città funge da catalizzatore di personalità spesso provenienti da fuori, che vi trovano in quegli anni un ambiente particolarmente stimolante: si pensi ai grandi contributi in campi diversi quali giornalismo, editoria, architettura, letteratura.

Anche l'ambiente musicale, che trova la propria massima espressione nel Teatro alla Scala, è assai vivace. Il negozio di via Brera è un punto d'incontro per intellettuali ed artisti, e i Furcht stringono rapporti professionali e di amicizia con alcuni dei più grandi pianisti del tempo: Arthur Rubinstein, Wilhelm Backhaus, Karl-Ulrich Schnabel, Shura Cherkassy, Nikita Magaloff, Alberto Mozzati e Carlo Vidusso. In questi anni si forniscono spesso strumenti e assistenza tecnica per concerti pianistici — ricordiamo quelli al Teatro Nuovo — e a volte li si organizza in proprio, presso una galleria d'arte della stessa via Brera; vi sono inoltre stretti rapporti di collaborazione con la società Arc di Enzo Calace e Giuseppe Serra, i Pomeriggi Musicali e soprattutto con Ada Finzi, figura centrale nell'organizzazione della vita musicale italiana.

Quest'attività non si limita al genere classico: la Furcht fu per esempio la prima a fornire i pianoforti al neonato Festival di Sanremo. Proprio questo festival diviene uno dei simboli dell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta che si arricchisce e si trasforma: arrivano i consumi di massa, anzitutto il boom della motorizzazione (prima gli scooter, poi le automobili diventano ordinaria dotazione della maggior parte delle famiglie), ma anche quello degli elettrodomestici. Il grande successo di quelli "bruni", televisori e in seguito giradischi, amplificatori e HI-FI, è alla base di anni di grande successo per il negozio di via Croce Rossa. Va a questo proposito ricordata un'iniziativa per i tempi decisamente innovativa, la vendita di impianti alta fedeltà per corrispondenza tramite Linus: la rivista, allora giovanissima, era diretta da Oreste del Buono e Giovanni Gandini, amici di Roberto; la Furcht pianoforti viene citata nella traduzione italiana di una vignetta dei Peanuts di Schultz, ripubblicata poi nella raccolta Sigh... Charlie Brown!

L'affermazione del pianoforte

Con gli anni Settanta l'azienda decide però di concentrarsi sui pianoforti, quello che oggi si chiamerebbe il core-business: il negozio di via Croce Rossa viene ceduto, quello di via Brera invece nel 1969 si sposta nella sede, più grande, di via Manzoni 44 nella quale rimarrà per quarant'anni: sarà infatti solo nel marzo 2011 che avrà luogo il trasferimento in via de Amicis 23. Viene istituito un reparto separato dedicato all'importazione e distribuzione all'ingrosso, affidato a Roberto Furcht; la sede è dapprima di fronte al nuovo negozio e poi, dai primi anni Ottanta, in via Borgonuovo 19. Nel 1980 il laboratorio, e con esso l'assistenza tecnica, viene avvicinato in via dei Giardini 3.

Il calcolo si rivela giusto. Pochi anni ancora e in Italia il mercato dei pianoforti conoscerà un periodo di fulgore; tra la fine degli anni Settanta e l'inizio del decennio successivo molti fattori concorrono all'improvviso espandersi delle vendite di tutto il settore: giocano a favore gli effetti del baby-boom negli anni dell'espansione del benessere, e ancor più il successivo tasso di inflazione che giunge a sorpassare il 20% annuo; quest'ultimo spinge le famiglie a cercare di investire in beni durevoli e se possibile, come nel caso del pianoforte, anche capaci di migliorare il piacere di vivere.

La Furcht si assicura nel 1972 l'importazione in esclusiva nazionale dei pianoforti giapponesi Kawai, che saranno tra i protagonisti di quest'improvviso ritorno di popolarità del pianoforte. Collocati in un primo tempo nella fascia degli strumenti economici grazie al costo ridotto, mostrano fin dall'inizio di possedere eccezionali qualità costruttive e musicali — raffinatesi nel tempo — che li impongono all'attenzione del mercato. Molto importanti commercialmente sino a tutti gli anni Ottanta anche i pianoforti della Repubblica democratica tedesca. Così, alla fine degli anni Settanta la Furcht conquista il 30% di quota di mercato, con circa settemila pianoforti venduti all'anno.

Nel 1978 è la volta dei pianoforti Young Chang, sudcoreani. Questi strumenti divengono uno standard di riferimento per i pianoforti da studio, in particolare negli anni Ottanta, a fronte di costanti miglioramenti tecnici. L'offerta viene in seguito completata con i pianoforti Fazer, finlandesi.

Nel 1980 Roberto promuove la fondazione della Disma (oggi Dismamusica), associazione dei distributori di strumenti e di altri operatori del mercato della musica: ne diventa il primo presidente, e resta in carica per un decennio.

Risale invece al 1983 l'avviamento della stabile cooperazione con l'ISU dell'Università Bocconi per l'organizzazione di una stagione concertistica presto divenuta importante nel panorama musicale milanese; si rinverdiva così la tradizione di contiguità con la vita artistica della città, assai stretta — come abbiamo visto — negli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel frattempo (rispettivamente nel 1978 e nel 1985) entrano nell'organico aziendale Gianna, figlia di Rudolf, e Andrea, figlio di Roberto.

I giorni nostri

Sul piano commerciale, l'acquisizione più importante di questo periodo è stata quella dei pianoforti cinesi Pearl River, conseguita nel 1994. Si tratta del primo produttore della Cina, nazione-simbolo della globalizzazione per l'espansione della sua attività economica dagli anni Novanta, che può quindi giovarsi di un mercato interno in grande espansione e potenzialmente immenso. L'impegno profuso nel miglioramento tecnico ne ha sancito la supremazia in ambito nazionale non solo dal punto di vista del fatturato ma anche da quello della qualità. Questo si è tradotto non solo in un crescente apprezzamento da parte di tecnici ed acquirenti, ma ha anche assicurato il posto di primo fabbricante di pianoforti del mondo.

Introdotta anche l'importazione dei pianoforti polacchi Betting e dei cinesi Linden, prodotti su licenza (e con meccanica originale) della Kawai. Appare in diversi modelli anche il marchio proprietario Furcht & Söhne.

Contestualmente cresce nel mercato del pianoforte l'incidenza degli strumenti elettronici. Il pianoforte elettrico amplificato aveva fatto un'effimera comparsa negli anni immediatamente precedenti: pur apprezzato dal punto di vista musicale, non aveva infatti la versatilità né la convenienza economica per potere interessare una quota rilevante di acquirenti. Il digitale, nato negli anni Ottanta, riesce invece a radicarsi. Kawai godrà di una popolarità crescente grazie alla qualità — soprattutto della meccanica e della tastiera — ed al lancio di modelli profondamente innovatori, destinati al segmento medio-alto.

Nel 1994 l'attività si diversifica con l'importazione di strumenti musicali differenti dai pianoforti, acustici o digitali. Vengono così distribuiti i prodotti di elettronica musicale Goldstar (S.Corea) e, dall'anno successivo, le tastiere elettroniche e per PC Flowers (Cina popolare); a questo si aggiungono diversi tipi di chitarre: le classiche Lorca (Spagna), le acustiche — e quasi omonime — Furch (Cechia), e infine le elettriche Venson (Corea), corredate da amplificatori.

Roberto, amministratore delegato dell'azienda — che il 5 ottobre 1983 si era trasformata da srl in spa — continua a dedicarsi con passione anche ai rapporti con il mondo del concertismo e della didattica; è affiancato da Gianna, responsabile delle pubbliche relazioni, e da Andrea che cura molti aspetti della gestione di un'azienda che non ha perso negli anni il carattere familiare: tra questi il sito Internet www.furcht.it che data al 1997, pertanto uno dei primi del settore.

 

Il cinquantesimo anniversario dell'azienda nel 1999 è occasione per un convegno sul pianoforte organizzato in collaborazione con la provincia di Como, che ha riscosso grande interesse tra musicisti ed operatori del settore.

In questi anni si intensifica quindi l'attività di promozione artistica e collaborazione con i pianisti, iniziata nei primi anni Ottanta con l'introduzione del grancoda Kawai in concerti e concorsi internazionali: molti giovani talenti vengono incoraggiati, si stringono nuovi rapporti con artisti di tutto il mondo e l'azienda diventa un riferimento importante nella vita musicale italiana.

Dal 1997 si svolgono una serie di importanti iniziative con Fernanda Giulini, promotrice di raffinate attività musicali, grazie anche alla sua collezione di strumenti storici a tastiera: Roberto Furcht contribuisce alla realizzazione delle Master classes di Villa Medici-Giulini di Briosco con didatti di rilievo mondiale tra i quali Badura Skoda, Vitaly Margulis, Lev Naumov e Sergio Perticaroli.

La stagione Kawai in concerto dell'Università Bocconi, istituita nel 1984, assume una crescente rilevanza nel panorama culturale milanese: dal 1999 questa collaborazione si concretizza ogni anno anche nella pubblicazione di un cd monografico, affidato ad importanti esecutori. Nel quadro dell'attenzione per il mondo artistico rientra anche l'istituzione, nel 2001, una rete selettiva (solo otto punti a livello nazionale) di distribuzione delle code Shigeru Kawai, destinati ad un'élite di professionisti: da ricordare a questo proposito l'International Piano Academy Lake Como, creata a Dongo da William Grant Naborè nel 2003 come erede della splendida tradizione dell'Accademia di Cadenabbia. Tramite la Furcht, prestigiosi concorsi italiani si avvalgono dei pianoforti Kawai: ricordiamo qui non solo il Busoni di Bolzano ed il Casagrande di Terni, ma anche il Città di Cantù e Valsesia Musica, che hanno il pianista Vincenzo Balzani come direttore artistico, e il Città di Gorizia, cui è collegata la manifestazione intitolata a Giuliano Pecar. Grazie all'appassionata attività del critico musicale Angelo Foletto e delle amministrazioni locali, nel 2004 Roberto Furcht promuove in Trentino il festival Kawai a Ledro.

L'azienda inoltre collabora, insieme ai rivenditori Kawai del territorio nazionale, con la rete di artisti Donatori di musica, che organizza concerti nei reparti oncologici degli ospedali.

Il sessantesimo anniversario dell'azienda viene dapprima celebrato con una serata-concerto al museo Poldi-Pezzoli, che si trova nella stessa via Manzoni del negozio; vi partecipano i pianisti Giuseppe Andaloro, Roberto Cominati e Carlo Guaitoli, insieme al clarinettista Anton Dressler. A fine anno si aggiunge poi una grande esibizione della Civica jazz band diretta da Enrico Intra, con Enrico Rava alla tromba quale ospite speciale: un gesto d'affetto soprattutto per gli ottanta anni di Roberto Furcht, da parte dei musicisti e dell'Università Bocconi, nella cui nuova Aula magna si svolge l'evento. La maestrìa di Vittorio Della Toffola ne ha lasciato una suggestiva documentazione su YouTube: