Il fine di queste pagine è quello di proporre un approccio di
tipo disaggregato, indipendentemente dalle applicazioni specifiche: il taglio delle
esemplificazioni è comunque centrato sull'immigrazione dai paesi in via di
sviluppo (PVS) ai paesi a sviluppo avanzato (PSA), il nostro in particolare.
L'esposizione si articola su tre livelli. Il par.2 rappresenta
un approfondimento dell'analisi presentata in Stranieri in Italia (1990) -
più specificamente, la Tavola 2 riprende con alcune modificazioni quella
apparsa in quel volume. Si chiariscono i presupposti dell'analisi svolta nelle
sezioni che seguono, in particolare le modalità di scomposizione delle
popolazioni nativa ed immigrata.
Nel paragrafo 3 si esplicitano le funzioni di utilità dei
nativi rispetto all'immigrazione, introducendo alcune variabili. Questo
permette di includere nell'analisi l'andamento dell'impatto rispetto all'ampiezza
dei flussi (3.1) e nel tempo (3.2).
Il par.4 studia lo stock ottimo di immigrati in presenza di
una serie di ipotesi semplificatrici: in particolare ci si limita alla
trattazione del solo caso statico. Si prendono poi in considerazione possibili
trasformazioni analitiche della funzione di utilità media delle migrazioni,
mentre nell'Appendice 2 vengono mostrati alcuni casi particolari.
Di norma, costi e benefici dell'immigrazione vengono
considerati ad un livello estremamente aggregato, con implicito riferimento ad
un interesse nazionale. Vi possono però essere notevoli differenze, a seconda
sia della composizione dei flussi, che anche della posizione socioeconomica dei
cittadini del paese di arrivo. è quindi opportuno procedere in modo più
analitico, scomponendo sia la popolazione ricevente che quella immigrata per blocchi relativamente omogenei.
Possiamo a questo punto mostrare più articolatamente l'impatto
delle migrazioni, costruendo una tabella a doppio ordinamento. Si tratta di un
metodo antico, la cui funzione non è limitata alla presentazione in forma
compatta di informazioni od ipotesi. Questo strumento può infatti avere un
notevole valore euristico, in quanto:
- costringe all'identificazione
preliminare di un certo numero di categorie, ritenute rilevanti, tra le
infinite teoricamente possibili;
- mostrando un totale di r•c caselle (ove r è il numero delle righe e c
quello delle colonne), porta l'attenzione anche su relazioni altrimenti
trascurate.
Un'illustre applicazione proprio allo studio dell'impatto
delle migrazioni è quella di Böhning., che scrive (p.88):
The [following] scheme
(...) attempts to give qualitative expression to these estimates:
|
Indigenous blue-collar
workers: |
|||
|
Immigrants: |
Unskilled |
Semi-skilled |
Skilled |
|
Unskilled |
Very high |
High |
Very low |
|
Semi-skilled |
High |
Very high |
Low |
|
Skilled |
High |
High |
High |
Degrees
= Very high - high - medium -low- very low
Tav. 1 - Concorrenzialità
tra lavoratori locali ed immigrati (Böhning)
Se vogliamo considerare le conseguenze
dell'immigrazione anche al di fuori del mercato del lavoro, dobbiamo cambiare il criterio di identificazione
delle categorie utilizzato da Böhning. La distinzione sarà quindi non per
qualifica, ma per posizione socioeconomica.
Si ottiene una tavola di sapore vagamente quesnaysiano, in cui
ogni casella descrive qualitativamente l'impatto della categoria i di immigranti dal punto di vista di un
nativo di categoria j; evidentemente
non c'è simmetria tra questo impatto e quello di j sull'utilità di i.
Ci si può legittimamente chiedere perché si debba adottare il
punto di vista dei nativi e non quello degli immigranti. La risposta è che
questo dipende principalmente dalle finalità che ci si propone; potrebbe ad
esempio trattarsi di una discussione degli obiettivi delle politiche migratorie
o del consenso interno verso di esse. I nativi possono almeno tentare di
controllare quantità e qualità dell'immigrazione: l'approccio presentato in
queste pagine può pertanto avere un senso di supporto per questo genere di
analisi[1].
Non vale invece l'inverso: il potenziale immigrante considera come un dato la
composizione socioeconomica del paese di arrivo, ed al più sceglie tra varie
possibili mete secondo modelli noti nella letteratura economica (del ceppo
Harris-Todaro, perlopiù)[2].
|
Nativi j = |
1 |
2 |
3 |
4 |
|
|
Immigranti i = |
Disoccupati,
l.ri precari |
Lavoratori dipendenti |
Imprese |
Consumatori |
|
|
A |
Disoccupati |
-- |
-? |
? |
- |
|
B |
L.ri precari |
-- |
=? |
+ |
+ |
|
C |
L.ri complementari |
? |
=? |
++ |
++ |
|
D |
Altri lavoratori |
--? |
-- |
+ |
+ |
|
E |
Imprenditori (nuovi servizi o prodotti) |
+ |
+ |
-? |
++ |
|
F |
Altri imprenditori |
+? |
? |
- |
+ |
|
G |
Consumatori |
? |
+? |
+? |
- |
Tav.2 - Impatto della categoria i
di immigrazione sulla classe j di
autoctoni
Il giudizio sull'impatto varia da "molto
sfavorevole" a "molto favorevole" ed è espresso da: -- / - / = /
+ / ++. Un punto interrogativo indica una particolare incertezza di risultato.
Si rimanda all'Appendice 1 per un commento dettagliato.
È comunque possibile rovesciare questa prospettiva, e prendere
le mosse dall'interesse degli immigranti: ma ciò si rivela utile per
applicazioni tutto sommato marginali dal punto di vista economico, ad esempio
per studi sugli atteggiamenti degli stranieri verso gli autoctoni. Il riferimento è a figure idealtipiche
che riflettono ipotesi a priori, ma è possibile anche utilizzare la tavola come
guida alla ricerca empirica di interazioni sociali (cfr. Bruni 1993). Si noti
che sia il contenuto delle caselle che la stessa scelta delle categorie sono in
questa sede relativamente secondari. Le prime dipendono infatti dalle ipotesi
specifiche formulate in merito agli incroci tra le classi considerate; le
seconde dall'uso che si intende fare della tavola e dal contesto di
riferimento, qui quello dell'immigrazione dai PVS. Ad esempio, nel caso
dell'Europa orientale sarebbe opportuno esplicitare altre categorie (quali Lavoratori qualificati o Professionisti),
per dar loro maggiore rilievo.
Qualche annotazione sulle categorie utilizzate nella tavola. I
Lavoratori precari, sia autoctoni che
immigrati, sono coloro che non hanno un lavoro regolare e a tempo pieno (a meno
che non si tratti di una scelta deliberata). Si noti che essi sono stati
considerati assieme ai disoccupati per quanto riguarda i nativi, separatamente
invece se immigrati. Questo perché la differenza tra le due categorie è molto
significativa dal punto di vista produttivo, assai meno da quello della
titolarità della funzione di utilità (si pensi in particolare alla
concorrenzialità sul mercato del lavoro).
Definiamo Lavoratori
complementari i lavoratori subordinati immigrati che soddisfano quei
segmenti di domanda di lavoro per i quali non vi è sufficiente offerta locale
al salario ritenuto socialmente accettabile. Tipico esempio possono essere
infermieri o collaboratori domestici.
Con Altri lavoratori immigrati e Lavoratori dipendenti locali si intendono quei lavoratori subordinati
che non rientrano nelle categorie precedenti (siamo cioè nel caso standard).
La possibilità di immigrazione di imprenditori è inclusa per
almeno tre ragioni[3]:
a) c'È un interesse teorico in
questa categoria, in quanto il caso è speculare a quello dei lavoratori
dipendenti (spesso il solo preso in considerazione). è questo anche il
principale motivo della suddivisione degli imprenditori immigrati in due
sottogruppi - tra Lavoratori complementari e Altri lavoratori vi è una relazione
sostanzialmente affine a quella tra Imprenditori
(nuovi servizi o prodotti) e Altri
imprenditori;
b) la rilevanza effettiva della categoria aumenta nelle fasi avanzate del ciclo di immigrazione: sarà bene tener presente ciò nella dinamizzazione dell'approccio (sottopar. 3.2 e 3.3);
c) il processo di integrazione
europea e l'immigrazione dall'Est (che
sono però fuori dall'interesse immediato di questo intervento) possono dare
maggior peso a questa componente.
Creare una tavola come questa comporta alcuni problemi.
Anzitutto quelli relativi alle classificazioni in generale: occorre un criterio
per individuare le categorie, anche complesso ma il più coerente possibile. Ci
troviamo a questo punto di fronte ad una serie di tipi ideali, ed è difficile -
occorresse - assegnare poi effettivamente i casi: non solo per l'arbitrarietà
insita nel tracciare confini in un continuum,
ma anche perché - se il criterio di suddivisione è complesso - questi casi non
sono logicamente allineati, bensì disposti multidimensionalmente. Un rischio
non trascurabile è poi quello di incorrere in loops (devo questa osservazione al prof. Giuseppe Micheli
dell'Università Cattolica di Milano), utilizzando come criterio di assegnazione
l'impatto stesso sulla società di accoglienza, o valutazioni di esso[4].
L'accettazione tra gli autoctoni può essere un criterio particolarmente
sviante, giacché fattori psicologici (o comunque non-economici) possono
mascherare i reali interessi sottostanti. Ad esempio, in E1 ed F1 (Tav.2) un
atteggiamento di xenofobia, accentuato da una sensazione di scavalcamento (cfr.
D1 in Appendice 1), può impedire ai
nativi di apprezzare il vantaggio.
Vi è poi il fatto che non si tratta di una classificazione
esaustiva ed a categorie mutuamente esclusive. Da una parte per i nativi si è
optato per Imprese anziché Imprenditori, dall'altra si è introdotta
in ambedue le popolazioni la voce Consumatori.
Queste scelte trovano la propria ragion d'essere nel desiderio di mettere in rilievo
alcune relazioni particolarmente significative (si entra nel merito
rispettivamente nella nota 3 e più sotto in questa sezione). Non vi sono
d'altronde particolari controindicazioni: da una parte le situazioni di ottimo
dei diversi nativi verranno considerate sempre isolatamente, dall'altra verrà
esplicitamente segnalata la necessità di contemperare l'aspetto consumo e
quello produzione quando si prenderà in esame la posizione di un determinato
individuo (cfr. par.3). Se però si vuole operare diversamente (per esempio
aggregando l'utilità dei differenti ruoli dei singoli, o tentando di valutare
l'utilità collettiva), si può ricorrere ad una classificazione a categorie
esaustive e reciprocamente esclusive, non considerando più le imprese in quanto
tali e ripartendo la situazione dei consumatori nelle altre colonne, con gli
aggiustamenti del caso.
Non sembra comunque opportuno scorporare il ruolo di
acquirente dal lato produttivo per le Imprese
nazionali, così come invece è stato fatto per i privati; infatti:
•si tratta di un tipo di consumo
estremamente peculiare, e d'altronde creare una categoria a parte per gli
approvvigionamenti aziendali sarebbe una complicazione francamente eccessiva;
•appare inoltre poco opportuno
trattare l'utilità delle imprese come quella individuale, con gli strumenti
suggeriti nel par.3 (che prendono le mosse dalla sistematizzazione di questo
capitolo).
Non è peraltro opportuno operare ulteriori distinzioni tra
fasce di consumo (per condizione sociale o reddito, ad esempio); anzitutto ciò
porterebbe ad un notevole appesantimento dell'analisi, a meno di voler
riaccorpare le distinte modalità di consumo per condizione professionale -
eliminando così del tutto le categorie di consumatori. In questo caso le
complicazioni cacciate dalla porta rientrerebbero dalla finestra, sotto forma
di compresenza di effetti contrapposti nell'ambito delle stesse caselle. Ciò
che giustifica maggiormente l'esplicitazione di una categoria unica di
consumatori (con l'eccezione eventuale delle imprese) è comunque la convinzione
che, riguardo le conseguenze dell'immigrazione, vi sia più omogeneità nel
consumo che non nella produzione;
Le due categorie Consumatori
meritano attenzione per almeno altri due motivi:
a) tutti vi appartengono, e perciò
tutti vengono contati due volte (tranne le imprese del paese di arrivo, vedi sopra). Il fatto che
ad un singolo centro di utilità debbano venire
imputati due impatti disgiunti
introduce certo un elemento di schizofrenia nell'analisi;
ma questa soluzione ha il pregio
di evidenziare come componenti differenti dell'interesse dei singoli possano
venire in contrasto;
b) una questione importante è
quella dell' "uomo della strada", ovvero degli interessi del generico
membro della collettività autoctona. Una buona soluzione può essere individuare
quegli aspetti che presentano un'incidenza differente per categoria, e
ripartirli di conseguenza nell'analisi: ad esempio, l'aspetto
"contribuente" sarà più incisivo per i gruppi che di fatto pagano (almeno
in proporzione al reddito) più tasse, e di norma basso per le categorie più
deboli; per costoro invece sarà assai più rilevante che per gli altri l'aspetto
di "beneficiario di politiche di Welfare".
Ci proponiamo a questo punto di fare luce su due aspetti:
- le modificazioni da apportare
per rendere possibili le estensioni che seguiranno;
- la logica del processo di
processo di formazione dell'utilità dei nativi, che costituisce la base della
valutazione dell'impatto.
A questo scopo è necessario sostituire gli esiti ordinali
contenuti nelle caselle della Tav.2 con delle quantità aij: questi si riferiscono
alle funzioni di utilità di un nativo idealtipico appartenente alla colonna j considerata, e possono essere anche negativi.
Avremo:
i º
categorie di immigranti (righe A/G)
j º
categorie di nativi (colonne 1/4)
aij º
utilità di un immigrante i per un
nativo j
F
º
immigrazione straniera netta
Fi º ammontare assoluto
dell'immigrazione di tipo i
ji º proporzione di immigranti
i sul flusso totale = Fi/F
Uj º utilità complessiva
dell'immigrazione per un nativo j
Uij º
utilità di tutti gli immigranti i per
un nativo j
Possiamo allora scrivere che l'utilità totale che un nativo
ricava dall'immigrazione di tipo i è
pari all'utilità media per il flusso di immigrati:
,
![]()
mentre sarà: ![]()
. L'utilità effettiva di un autoctono è una
combinazione dell'Uj relativo alla sua posizione nella produzione[5]
ed U4,
l'utilità del consumatore nativo.
Bisogna ricordare che ognuno è anche consumatore, cosicché:
jG = 1 (G
º
consumatori immigrati); e:
.
L'approccio mostrato fin qui presenta diverse limitazioni.
Alcune di esse sono inerenti alla natura dell'analisi, e saranno menzionate
nella Conclusione. Ma almeno tre di esse possono venire superate, almeno sul
piano del metodo.
La prima è che è probabile che l'impatto delle migrazioni
vari, in misura considerevole e non-linearmente, con l'ammontare degli arrivi.
La seconda è che le tavole finora presentate danno un quadro statico, senza
utilità nel lungo periodo. La terza, che si può allargare l'analisi
all'immigrazione già presente. Questi aspetti saranno trattati nelle restanti
sezioni di questo paragrafo.
3.1 - Dimensione dell'immigrazione
Possiamo immaginare che l'utilità media dell'immigrazione sia sensibile all'ampiezza dell'afflusso.
Ed anche la composizione dell'immigrazione lo sarà: pur a ritmi differenti, i
posti più graditi per remunerazione, condizioni di lavoro o facilità di accesso
vengono gradualmente saturati con l'arrivo di forza-lavoro. C'È pertanto da
attendersi che, in particolare in presenza di entrate massicce, da un certo
punto in poi si accresca l'incidenza delle categorie meno appetite (A e B,
in linea di massima). La questione viene affrontata più compiutamente nel
par.4, ma si può fin d'ora porre in questi termini la formula
:
, ove le
parentesi evidenziano le dipendenze funzionali.
3.2 - Dinamizzazione
Ci siamo finora concentrati sull'impatto immediato delle
migrazioni. Molte cose possono però cambiare, in particolare la posizione sociale
degli immigrati - su questo si imperniano le teorie dei cicli migratori.
Come affrontare dunque il medio e lungo termine? Dobbiamo
evidentemente introdurre la variabile tempo.
Ugo Melchionda è autore di un'originale combinazione del ciclo
di Böhning con l'approccio intercategoriale presentato nei paragrafi precedenti
(Melchionda 1992). La sua idea è di trasformare, dopo opportuni aggiustamenti
nelle categorie, la Tavola 2 in un sistema cartesiano, con t in ordinata e la condizione socioprofessionale degli immigrati in
ascissa. Diviene così agevole seguire il progredire della loro condizione,
ottenendo un nuovo strumento per discutere le politiche migratorie.
Verrà qui battuta un'altra strada, omogenea con le sezioni
precedenti, con ricorso dunque alle funzioni di utilità dei nativi.
Ft
rappresenta l'immigrazione straniera netta nell'unità di tempo t, e Fit la corrispondente suddivisione
in categorie; perciò:
.
Se omettiamo, per semplicità, la possibilità della mobilità
intercategoriale dei nativi nel periodo[6],
possiamo esprimere come segue l'utilità di un nativo j in
, valutando nel momento t :
![]()
Si è assunto che gli aij varino nel tempo: si tratta dei
cambiamenti ascrivibili all'avanzare del ciclo di insediamento, oltre che a più
generali circostanze ambientali. Si noti che la sommatoria si estende
all'immigrazione G: adesso infatti
ragioniamo in termini di ruoli economici, non di persone fisiche.
3.3 - Stock e flussi
Per avere maggior gradualità nell'esposizione è stato sin qui
considerato il solo flusso, che rappresenta l'aspetto dinamico del fenomeno. Da
esso dipende la concentrazione degli arrivi, che influisce sulla capacità di
assorbimento; oppure, proiettandolo nel passato, possiamo ottenere la durata
delle permanenze - a sua volta importante nelle visioni improntate al ciclo per
la determinazione della posizione socioprofessionale; infine, sono più i flussi
recenti (quando non addirittura le aspettative in merito) che non la dimensione
complessiva delle comunità straniere ad alimentare l'allarme sociale: anzitutto
si tende ad accettare maggiormente lo status
quo che prospettive di ampliamento della presenza straniera (con formule
tipo "chi c'È c'È..."); e poi, più razionalmente, possono temersi gli
incerti ed i maggiori costi di inserimento.
L'ammontare di immigrati già presenti può però essere
importante per meglio comprendere molti effetti attribuiti finora al solo
flusso di immigrazione netta; ad esempio, è principalmente allo stock che vanno
imputati i livelli di saturazione nel mercato del lavoro (oltre che parte degli
stereotipi e degli atteggiamenti della popolazione locale).
Lo stock è composto dai flussi cumulati. Vanno poi sottratti i
decessi degli stranieri Dt: l'incidenza della mortalità sarà
modesta se il periodo {t, q} è breve e se l'immigrazione è recente, tanto più che di
norma si emigra in giovane età e vi è una selezione positiva alla partenza
anche sulle condizioni di salute (però notevolmente peggiorate dal disagio di
alcune sistemazioni di emergenza, che possono anche prolungarsi nel tempo). In
quanto alle nascite da stranieri, il loro trattamento dipende dalla filosofia
adottata (jus soli o jus sanguinis); qui si opterà per la
prima alternativa, trascurando perciò questa componente. Basterebbe altrimenti
introdurre un Nt
di segno opposto a Dt.
Se St designa lo stock a fine anno t, avremo, immaginando per t=0 il momento teorico dell'inizio delle
migrazioni:
.
Se vogliamo dividere S
per categorie va tenuto conto anzitutto della non-additività dei Consumatori alle categorie produttive
(cfr.
);
inoltre, del fatto che la posizione degli immigrati può cambiare nel tempo.
Avremo pertanto:
;
; e, se Git rappresenta il numero di
immigrati che accedono ad i
provenendo da altre categorie nel periodo t:
; naturalmente avremo sempre SGt = St .
Git
può venire trattato in termini matriciali,. anche facendo ricorso a matrici di
transizione costituite da elementi gli;t che rappresentano la probabilità di passaggio
intercategoriale. Sarà comunque
, con
.
F ed S sono ulteriormente interrelati: ciò
non solo perché S è originato dai flussi
passati, ma anche per il legame, già segnalato, tra gli Si,t-1 ed i fattori pull che concorrono a determinare Ft (ed ancor
più la sua suddivisione in categorieFit).
Tutte le variabili precedentemente funzione dei soli flussi
dipenderanno ora anche dagli stock[7].
La situazione del mercato del lavoro nazionale (riflessa dai Fit e jit) è in
rapporto ancora più stretto con gli Si,t-1; l'afflusso nel periodo
determinerà a sua volta i nuovi Sit.
Gli aijt sono legati agli Si, t-1 (i = A,
...F), perché questi ultimi sono decisivi nella determinazione dei fattori
di attrazione; ma anche ai flussi Fit per le difficoltà legate al
primo periodo di accoglimento, oltre che per le modificazioni che essi
apportano agli Sit.
Almeno per molte delle intersezioni ij,
possiamo aspettarci il classico andamento rispetto ad S, prima crescente e poi decrescente: questo nell'ipotesi che
occorra una certa quantità di immigrati i
per poter dispiegare a pieno le potenzialità positive, ma che poi un effetto
"sovraffollamento" abbia il sopravvento.
Riassumendo i legami funzionali fin qui suggeriti, potremmo
così esprimere l'utilità derivante ad un nativo j da un determinato flusso Fkt (ove k vale una certa categoria
prefissata di immigrazione ed i
più genericamente le altre, da A ad F):
.
Un ulteriore approfondimento potrebbe tenere conto della
durata della permanenza degli stranieri (cfr. ancora la nota 7), specificando Sit secondo questo criterio - di grande
importanza per l'integrazione ed in generale per le interpretazioni del tipo
"ciclo migratorio". Si potrebbero introdurre analoghe distinzioni
negli aijt,
ponendo in risalto le conseguenze del radicamento dello straniero in termini di
utilità degli autoctoni. In questo caso si potrebbero scindere i flussi in
entrate ed uscite (
e
,
useremo questi simboli nella Conclusione), caratterizzate da tempi di
permanenza diversi.
4.1 - Ipotesi restrittive
Finora abbiamo formalizzato allo scopo di proporre una logica
del processo di formazione dell'utilità dei nativi, in conformità a determinate
assunzioni. Proviamo a questo punto ad effettuare qualche considerazione
quantitativa sulle U, cercando
l'immigrazione che renda massima l'utilità di un nativo j; si eviterà invece di operare contemporaneamente con utilità di
diversi soggetti.
A questo scopo si ricorrerà ad una serie di ipotesi
semplificatrici:
1) si considera la migrazione
come un fenomeno continuo, allo scopo di potersi avvalere del calcolo
differenziale. Supporremo quindi che le funzioni con le quali avremo a che fare
siano anche derivabili quando necessario.
2) si effettuano i calcoli sullo
stock e non sul flusso: S, al contrario
di F, è quantità
sicuramente non negativa.
2 bis) l'utilità media è ora di
stock e non di flusso: sarà pertanto indicata con b anziché con a; gli
appartenenti ad una medesima categoria i
sono considerati come identici tra loro o, il che è equivalente, come
rappresentati da un individuo che ne riassuma le caratteristiche
"medie").
3) ipotizziamo anche che non vi
siano legami funzionali tra gli Si, in modo da poterli considerare
come variabili singolarmente indipendenti - non verrà quindi più tenuto conto della
.
4) b sarà funzione della sola variabile S; ed U funzione solo di S e b(S);
questo equivale a porre la condizione coeteris
paribus sulle altre possibili determinanti. Potremo così differenziare
totalmente rispetto ad S.
4 bis) in particolare, in questo
paragrafo non avremo t tra le
variabili. Ci limiteremo quindi ad una discussione del caso statico.
5) l'hyp.3 ci fa restringere l'esame ad una categoria di
nativi ed una di migranti - il che ci permette tra l'altro di omettere gli
indici: U starà per Uij etc..
Quest'approccio diventa particolarmente significativo se si interpreta la
ipotizzando l'additività (eventualmente
ponderata da pesi positivi dij) dell'utilità derivante a j dalle categorie di migrazione i.
Avremo allora:
. Considerando anche
l'hyp.3, il massimo di Uj si avrà allora in corrispondenza dei diversi stock
ottimi Sij©
(© in apice destro
indica il valore delle relative funzioni in corrispondenza del massimo - di Uj quando non
altrimenti specificato in pedice destro).
6) per S relativamente bassi immaginiamo che l'utilità marginale dello
stock di immigrazione possa anche avere inclinazione positiva . Ma,
analogamente a quanto solitamente accettato nell'analisi economica della
produttività, ipotizziamo che l'utilità marginale si faccia in seguito
decrescente.
L'utilità marginale dell'immigrazione è
. Se essa è decrescente all'aumentare di S sarà, da un certo S in poi:
(vedi Fig.1) 
Fig.1 - Utilità totale. media e marginale
6 bis) da quanto ipotizzato
discende b, utilità media, toccherà
il proprio massimo quando sarà uguale all'utilità marginale. Infatti abbiamo:
, che si
annulla per b=U' e diventa poi
negativa. è proprio in questa zona di discesa dell'utilità media che cerchiamo
l'eventuale stock ottimo di popolazione immigrata S©[8].
In corrispondenza di questo punto sarà quindi (b')©<0 .
Avremo ovviamente anche b>0
per tutti i valori di S che possono
interessarci nella ricerca dell'ottimo (altrimenti S©=
0), anche se è probabile che finiremo per avere b<0 per valori elevati di S.
4.2 - Il caso generale b = ƒ(S)
Partiamo dall'equazione di base U = bS. Se concentriamo l'attenzione sulla relazione tra b ed S,
possiamo tracciare un grafico con la prima in ordinata e la seconda in ascissa.
Avremo una curva discendente, almeno da un certo S(b)© in poi (cfr.
ancora la nota 8). U apparirà allora
come l'area del rettangolo tracciato in corrispondenza di un determinato
S0 e del b0
corrispondente (vedi Fig.2).

Fig.2 - Stock ed utilità totale e media Fig.2 bis - Variazioni di stock ed utilità
Spostandoci di DS verso destra
abbiamo (Fig. 2 bis):
![]()
Ovvero, ricordando che
(almeno per i livelli di S vicini ad un eventuale ottimo):
.
Il limite per DS che tende a
0 è:
(ove d è un infinitesimo di
ordine superiore).
La quantità bdS
rappresenta infatti l'utilità della migrazione aggiuntiva, dalla quale va però
levata (formalmente la si somma, perché è negativa per dS>0) la quantità:
, che dà la
misura del deprezzamento in termini di utilità totale dello stock di immigrati
già presenti; dS ha infatti provocato
una discesa dell'utilità media pari a db;
tale quantità negativa va poi moltiplicata per tutti gli S immigrati. Possiamo interpretare in questa chiave la derivata
prima di U:
.
Avremo lo stock ottimo per S©
,
il valore che annulla U'; la
condizione di secondo ordine è soddisfatta giacché per l'ipotesi 6 del 4.1 è U" < 0; S©
È poi positivo perché tali sono numeratore e denominatore (cfr. ancora le hyp.
6 e 6 bis) - il dominio di b è
, cfr.
hyp.2.
Possiamo definire l'elasticità dell'utilità totale allo stock
di immigrazione: ![]()
; sarà allora:
.
Ponendo analogamente:
, abbiamo infine che:
.
L'utilità massima si raggiunge per U' = 0, in corrispondenza del quale è anche
e
.
Nell'App.2 si esaminano alcuni b=ƒ(S)
particolari.
4.3 - Trasformazioni nella funzione di utilità media
Questa sezione esamina il comportamento dell'ottimo di stock
migratorio di fronte ai cambiamenti di b.
Come si giustifica una tale operazione sul piano sostanziale?
Possiamo pensare ad un mutamento nel tempo della funzione di utilità del
medesimo nativo rispetto ad uno specifico tipo di migrazione; alternativamente,
possiamo ipotizzare una relazione tra diverse utilità in rapporto alle diverse
caratteristiche socioeconomiche delle categorie i di immigrazione. Infine, ad un eventuale legame funzionale tra
utilità riconducibili a diverse categorie j
di autoctoni[9]. Se i, j,
e t sono indici generici (liberi
perciò di variare) ed invece h, k, e J
indicano categorie o tempi prefissati abbiamo perciò rispettivamente gli
approcci: bhkt,
bikJ, bhjJ.
La nuova utilità media sarà sempre funzione di S, e verrà contraddistinta da
particolari indici all'apice sinistro; mancando questi, ci si riferirà sempre
ai b od U precedenti la trasformazione (che assumeremo essere conformi alle
hyp. 6 e 6 bis del 4.1).
4.3.1 - Trasformazione lineare
Sarà: *b = a+bb.
a rappresenta una
variazione nell'utilità media che è indipendente dal livello dello stock:
potrebbe ad esempio trattarsi di incentivi fiscali nell'assunzione di
lavoratori complementari, nel caso previsto in C3 (Tav.2); b agisce
invece in modo proporzionale allo stock (possiamo immaginare che certa
concorrenza sul mercato del lavoro abbia effetti paragonabili).
Avremo allora: *U = aS+bbS = aS+bU;*U'= a+bb+bSb' =
a+bU'
;
*U"= b(2b'+Sb") = bU"
L'ottimo si avrà per: *S©
=
S©
+
, sempre che sia b>0 (altrimenti saremmo in presenza di un minimo,
cfr.4.1, hyp. 6); e *b>0 (ovvero a>-bb)
almeno in qualche punto, in caso contrario lo stock ottimo sarà quello nullo.
Inoltre è:
.
Interessanti sono i primi due casi notevoli:
1) a = 0
(trasformazione moltiplicativa)
Abbiamo: *S©
=
S©,
mentre le derivate dei primi due ordini di *U
risultano moltiplicate per b. Sia l'ottimo che l'elasticità coincidono con quelli
precedenti: la trasformazione è pertanto priva di effetti a questo riguardo.
Questo risultato è in linea con quanto potevamo aspettarci, dal momento che
un'operazione moltiplicativa equivale ad un mero mutamento di unità di misura
dell'utilità.
2) b = 1
(trasformazione additiva)
È qui: *S©
=
S© +
. Ponendo a>0,
avremo che lo stock ottimo risulterà ora accresciuto rispetto al precedente -
visto che è anche (b')©<0.
Un incremento additivo di utilità porta pertanto alla convenienza ad accogliere
maggiore immigrazione (viceversa per a<0).
3) b = 0
Abbiamo ora *b = a .
Dato che l'utilità media è costante, non vi sarà un ottimo proprio. Per a>0,
più immigrati, più utilità totale. Per a
negativo l'ottimo sarà l'assenza di immigrati. Per a
= 0, la più completa indifferenza (utilità nulla per qualsiasi S).
L'elasticità sarà in ogni caso unitaria per a non nullo.
4.3.2 - Elevamento a potenza
Qui è ![]()
. É
opportuno sia
con m
ed n naturali e dispari, per poter
operare correttamente con le utilità negative. Questo anche se per la ricerca
di $S© limitiamo
l'analisi al tratto positivo di $b (se no
l'ottimo è "assenza di stock"). Sarà inoltre p>1, per fissare le idee. Abbiamo così:
$U' =
, che si annulla per:
$S© =
S©.
Come spiegarci che l'ottimo[10]
diminuisca mentre l'utilità media tende a salire, sempre che sia b>1 (altrimenti ci troveremmo nel caso
specularmente opposto)? Ricordando quanto esposto al 4.2 possiamo affermare che
ciò che viene guadagnato dal lato dell'incremento (infinitesimo) di migranti
viene più che vanificato dal deprezzamento dello stock[11].
Si noti che la trasformazione aumenta l'elasticità, essendo:
.
4.3.3 - Trasformazione esponenziale
Sarà: #b =
#U =
, con k>0. Facciamo il caso di x>0 e c>1.
#b
non sarà mai negativo, ma tenderà a 0 per b
tendente a -¥;
sarà crescente o decrescente quando lo sarà b.
Infatti è: #b'
=
#b , ove il solo fattore a poter essere
negativo è b'. Dato che è: #U'
= #b
, avremo l'ottimo per:
#S©
= S©/
.
Anche la condizione di secondo ordine è soddisfatta, in quanto
in corrispondenza di #S© avremo: (#U")©
(cfr. hyp.6 e 6 bis al 4.1). è infatti: ![]()
Il nuovo ottimo sarà tanto più ridotto quanto maggiore la nuova
utilità media #b; il caso è analogo al precedente.
La discussione è stata impostata sulle utilità medie e non su
quelle marginali, come sarebbe stato più semplice dal punto di vista analitico.
Questo per una ragione fondamentale: sono le quantità medie ad essere più
vicine all'osservazione. Si rendono così agevoli le considerazioni preliminari
sulle relazioni tra categorie socioeconomiche, e ci si può mettere in guardia
rispetto ad alcune conclusioni che potrebbero venire spontanee, per esempio
ritenere che ulteriori flussi di immigrazione siano vantaggiosi fintanto che b>0.
L'approccio del par.2 può servire a gettare luce sui
presupposti di conflittualità nei rapporti inter- (ma anche intra-) gruppi
sociali. Questo ci induce a pensare che si tratti di uno strumento in sé neutro
ma utile anche da un punto di vista politico, per identificare aree di crisi
(così come di convergenza di interessi). è poi importante separare l'utilità
del singolo in una componente del consumatore ed una del produttore, dato che
spesso queste si muovono in maniera opposta.
Nel par.3 possiamo individuare un valore euristico più
specifico di quello già segnalato nell'Introduzione - che era relativo alle
tabelle a doppia entrata in generale. L'introduzione di coefficienti e funzioni
di utilità mira a proporre distinzioni logiche e meccanismi di analisi
concettuale. Un esempio può essere quello della coesistenza di modificazioni
negli aij
e nei jij, in conseguenza delle
oscillazioni di flusso (vedi 3.1).
Nel 3.3 è stata sottolineata l'opportunità di distinguere tra
effetti F ed S, sia ai fini dell'analisi delle cause
dell'immigrazione sia a quelli della valutazione dei riflessi sull'utilità
degli autoctoni; a questo si ricollega il diverso tipo di dipendenza dei jij
e degli aij
da tali quantità.
È parimenti importante la differenza tra i Gi e i Fi - ambedue
entrate nella classe i. In
particolare, i Gi
sono legati al progresso socioeconomico degli immigrati; le relative
probabilità gli sono utilizzabili magari ai fini
della valutazione delle politiche di integrazione. Oppure della pianificazione,
se si costruissero delle simulazioni, facendo ricorso alle matrici di
transizione per stimare la mobilità sociale degli immigrati; si può anche tener
conto di altre circostanze legate al ciclo migratorio, quali la riunificazione
familiare. Qui come altrove mancano però i dati, anche per l'elevatissima
incidenza della clandestinità.
Possiamo anche classificare le politiche migratorie in base
alle variabili che mirano a controllare; avremo allora:
·
: semplice controllo quantitativo delle
entrate;
·
:
selettività degli ingressi, alla luce per esempio delle condizioni del mercato
del lavoro interno;
·Gi e gli:
politiche di integrazione socioprofessionale;
·aij: possibili misure di
adattamento della società ospitante rispetto agli stranieri, mirate alla
decongestione delle aree di conflitto;
·Si: politiche improntate alla
gestione degli stock, tipicamente al rimpatrio (si agirebbe allora sui
); per
un commento su questo punto vedi la fine paragrafo.
Questi sono naturalmente tipi ideali: di fatto, la maggior
parte dei provvedimenti sono basati sul controllo sia dei
che dei
- con la simbologia adottata possiamo dire
che si basano sul controllo dei
.
Il par.4 (con relativa Appendice) presenta alcune conclusioni
che possono avere un certo interesse. Tra di esse:
- non è affatto detto convenga ai
nativi aumentare lo stock di immigrati, anche se un'utilità media ancora positiva può ingenerare questa
illusione. Il segno da considerare è infatti quello della funzione marginale,
anche se sicuramente quella media non deve diventare negativa;
- d'altronde, l'ottimo si ha per
un'utilità media già in declino rispetto a quella massima;
- non sempre aumentare l'utilità
media fa crescere anche lo stock ottimo. Una discesa più ripida può infatti far
perdere in deprezzamento dello stock quello che si guadagna con l'incremento di
migrazione (cfr. 4.3.2 e 4.3.3).
Ovviamente, tali conclusioni sono valide entro le ipotesi
formulate al 4.1 . L'hyp.3, ed in parte la 4, sono di un realismo piuttosto
dubbio - ma sono puramente semplificatrici (non indispensabili per l'analisi,
dunque). La prima delle due in particolare può venire rifiutata qualora ci qualora
ci si accontenti di indagare il massimo dei singoli Uij, trascurando eventuali
effetti congiunti. Centrale è invece l'hyp.6, con il corollario della 6 bis,
che appare però assai più verosimile, almeno per molte intersezioni tra
categorie. L'ipotesi meriterebbe forse una discussione più approfondita: per
quanto comunque concerne le componenti positive e negative di utilità, ed il
loro comportamento all'aumentare di S,
rimando a quanto esposto nelle parti precedenti.
Vorrei anche richiamare una limitazione che è più generale di
quelle derivanti dalle ipotesi del 4.1, ed è comune a tutto l'approccio
microeconomico (e marginalistico in particolare): i fenomeni economici
aggregati (per quelli di altro tipo il discorso vale a fortiori) vanno studiati con strumenti appositi, dei quali questo
tipo di analisi può forse essere un complemento, non certamente un sostituto.
In chiusura, un'annotazione che mi pare importante. Ci siamo
inizialmente concentrati sugli effetti del flusso in entrata di immigranti; poi
abbiamo esteso l'approccio agli stock, fino a menzionarli poco sopra quali
possibile oggetto di politiche governative. Non sfuggiranno certo la
delicatezza politica (ed etica) di tale tipo di azione - in particolare per
quanto riguarda i diritti di chi è immigrato regolarmente.
Questo non implica certo che l'approccio basato sugli stock
sia da censurare analiticamente, se si rifiuta l'idea di considerare gli Si come
oggetto di possibili politiche. Adattando la
ed attualizzandola avremmo:
![]()
![]()
qualora la si basi sulla
situazione presente (q=oggi).
Ma possiamo anche ricorrervi come strumento previsivo, per pianificare i flussi
futuri (t=oggi): bisognerà solo
ricordarsi di mettere un segno meno prima dell'esponente t per l'attualizzazione alla fine della
.
·A1, B1: è il classico caso
della competizione tra poveri.
·A2, B2: quest'immigrazione
può aumentare la pressione latente dell'offerta sul mercato del lavoro; ma anche
contribuire alla mobilità ascensionale degli autoctoni. Coerentemente con molti
modelli (per es. Fields - cfr. ancora nota 2), si assume che i Lavoratori precari siano meno
serratamente alla ricerca del posto di lavoro che non i Disoccupati.
·A4: effetto "-"
sia come contribuenti (privati), che per le possibili ricadute sociali negative
di una maggiore disoccupazione (cfr. 2.2 per l'attribuzione ai Consumatori nativi degli interessi più
generali).
·A3: la pressione
sull'offerta menzionata in A2 e B2 comporta qui un effetto positivo; ma
può essere controbilanciata dai più generali effetti sfavorevoli sub A4
(considerando qui le Imprese come
contribuenti).
·B3, B4, D3, D4: la
compressione del costo del lavoro (o semplicemente la disponibilità di lavoro altrimenti
scarso) tende allo stesso tempo ad alzare i profitti ed abbassare i prezzi.
·C1, C2: teoricamente gli
immigrati si situano qui in una posizione non concorrenziale verso i nativi. In
C1 bisogna però considerare che le
mansioni normalmente snobbate possono avere una minore distanza dalla soglia
del rifiuto per questa categoria di autoctoni; ed in C2 è possibile si verifichino comunque delle negative (benché
indirette) ripercussioni sul mercato del lavoro, compensate da un effetto tipo
"mobilità ascensionale".
·C3, C4: l'effetto è più
marcato che nelle righe B o D per l'attenuamento delle relative
strozzature sul mercato del lavoro.
·D1: la mobilità verticale
degli autoctoni più sfavoriti può essere ostacolata dai nuovi arrivati che
immediatamente raggiungono le posizioni migliori; si tratta spesso più di
un'impressione che di un dato reale, dal momento che probabilmente l'ascesa dei
nativi della col.1 in quei posti non
si sarebbe comunque verificata; ad ogni modo così possono originarsi rancori
profondi.
·D2: è questo il caso più
tipicamente preso in considerazione, spesso senza valutare le possibili
alternative.
·E1, E2, F1, F2: risultato
favorevole se le probabilità di impiego vengono incrementate. Ma gli
imprenditori immigrati possono lavorare da soli o con i familiari; o
altrimenti, al pari dei nativi, avere una sorta di preferenza nazionale coeteris paribus nelle assunzioni. In
questo caso l'esito tende a "-", in quanto il danno alle imprese
locali porta ad un restringimento delle occasioni di lavoro. Tale danno è
ipotizzato più basso in E, ove la
concorrenzialità si esercita idealmente solo sulla capacità di spesa del
consumatore. In 1, inoltre, l'impatto
È più favorevole perché i nativi hanno comunque poco da perdere.
·E3: "-" in
ragione della sostituibilità di questo nuovo tipo di consumo rispetto a quelli
preesistenti; potremmo persino avere "+", se le imprese nazionali
(considerate ora in veste di acquirenti) avessero accesso a nuovi servizi.
·F3, F4: una più elevata
competizione tra imprese (esito "-") si traduce in un vantaggio in
termini di qualità e/o prezzo per i consumatori.
·E4: in questo caso i Consumatori guadagnano notevolmente,
giacché godono di un allargamento della gamma di scelta.
·G1: qui l'incremento di
domanda stimola la produzione, e per questa via può rialzare le probabilità di
occupazione. D'altra parte è probabile una forte competizione per le risorse
destinate ai meno abbienti, se l'aspetto "fruitore di politiche
sociali" viene ritenuto così generale per gli immigrati da venire loro
imputato in veste di consumatori anziché nelle categorie produttive specifiche.
·G2, G3: per quanto
riguarda le risorse pubbliche c'È molto meno concorrenza, e la ricaduta
negativa si limita in sostanza al fatto che gli autoctoni, al pari dei lavoratori
immigrati regolari, devono finanziarle in quanto contribuenti. Resta invece
salvo quanto affermato sopra dal punto di vista macroeconomico.
·G4: il risultato sarà
negativo se prevarrà l'effetto "concorrenza", positivo se saranno più
rilevanti sinergie quali le economie di scala. Penso questo si applichi
particolarmente ai servizi alla collettività: ciò significa che si rivelerà
decisivo, prima ancora che il tipo di immigrazione, lo stato del settore
pubblico - in primo luogo il suo grado di saturazione e poi la sua capacità di
investimento.
Per quanto concerne invece il più generale aumento di domanda
aggregata, gli effetti tonici per l'economia vanno in linea di principio
imputati a vantaggio delle categorie produttive, fatti salvi quelli, più
universali, menzionati in A4. Possono
però avere rilievo altri effetti negativi, quali la possibilità di tensioni
inflazionistiche, e la dissipazione di risorse anche ambientali (cfr. Furcht
1989). Come dire che il danneggiamento reciproco tra consumatori può consistere
nel rialzo indotto nei prezzi, o nel deterioramento ecologico (conveniente per
il singolo solo quando proveniente dal proprio consumo).
Sono insomma importanti forme di competizione molto diverse da
quelle tradizionalmente considerate, e che comunque si esercitano nella stessa
misura anche tra nativi.
Vediamo ora qualche esempio specifico di dipendenza dallo
stock dell'utilità media.
Se studiamo i bij
isolatamente, come facciamo qui, i casi costantemente sfavorevoli non hanno
interesse per la ricerca del relativo Sij©,
che sarà sempre nullo. Concentriamoci perciò su quelle funzioni che presentino
almeno in qualche tratto un'utilità media positiva (ma discendente, cfr.4.1,
hyp.6 bis).
Sono stati aggiunti un coefficiente positivo che moltiplica S ed un'intercetta, anche laddove (nel
secondo e terzo caso) ciò significava sacrificare ad una maggiore potenzialità
descrittiva la "purezza" matematica della relazione. Per ritrovarla,
basterà porre il primo uguale ad 1 ed il secondo uguale a 0.
A2.1 - b(S) funzione lineare di S
Poniamo:
, con k>0
e l>0 per rispettare
le ipotesi del 4.1; ci troviamo così nel caso più semplice di diminuzione dell'utilità
media. Avremo poi:
, ed:
, con S©
. Si tratterebbe comunque di un massimo,
dato che:
. Ad S© corrisponde b©
.
Torniamo all'esemplificazione del rettangolo U della Fig.1, sotteso ad una curva b(S) - in questo caso inscritto in un
triangolo rettangolo: l'area massima di U
si ottiene dunque in corrispondenza dei valori di S e di b che dividono a
metà i due cateti, come suggerito dall'intuizione geometrica.
Dal punto di vista economico k
rappresenta il limite dell'utilità media per lo stock di migranti che tende a
zero; l, invece, il valore
assoluto del decremento di b per
unità di migrazione (rappresentato analiticamente da
). Come noto, il valore ottimo di S si ottiene in corrispondenza di un'utilità media inferiore a
quella massima: in questo caso, esattamente della metà.
Vi sono due casi notevoli:
1) k=0
In questo caso b è
sempre negativo (vale -lS), e l'immigrazione ottima sarà quella nulla.
Possiamo immaginare qualcosa di simile per le categorie i economicamente improduttive (in particolare in un approccio
statico come questo, perché altrimenti sono ipotizzabili miglioramenti nel
tempo).
2) l=0
Qui invece b è positivo e costante (vale k), insensibile cioè all'ampiezza dello stock.
L'immigrazione ottima allora non esiste: più alta è la presenza migratoria,
maggiore l'utilità totale. Possiamo aspettarci che qualcosa di simile accada
effettivamente in alcuni tratti di b=ƒ(S), ma non per S estremamente elevati.
A2.2 - b(S) polinomio di secondo grado in S
Si ponga
. è questo uno dei
casi analiticamente più semplici di utilità media prima crescente e poi
decrescente.
e
sono i livelli di S per i quali b è nullo.
Il caso di maggior interesse, cui ci atterremo, è r<0 ma (r+q)>0, conz>0; l'utilità media
sarà così positiva (pari a -rq) per S=0; mentre il massimo di b si raggiunge appunto per:
. Infatti:
; e, per la condizione di secondo ordine:
;
;
: vi è
dunque un flesso per
.
Vi sono due soluzioni di
, vale
a dire:
.
Nel nostro caso è(r+q)>0
ma r<0: allora è -3rq>0 ed il discriminante, oltre che
positivo, sarà maggiore del quadrato della parte fuori radice. Quindi una
soluzione (quella caratterizzata dal segno "meno" prima della radice)
sarà negativa, e non ci interessa (oltretutto è di minimo).
L'altra sarà invece positiva e di ottimo, con valore: S©
; in questo punto U" varrà la radice quadrata del discriminante moltiplicata per
-2z, il che ci conferma
essere in presenza di un massimo.
Si può inoltre constatare che S©
È maggiore di
(punto nel quale l'utilità
media raggiunge il proprio massimo): in corrispondenza dell'utilità totale
massima b sarà perciò già in luna
calante, come ci aspettavamo.
S©
dev'essere inoltre minore di
, valore oltre il quale le funzioni media e totale si fanno
negative. Infatti la disequazione
si riduce a r<q, sempre vero nelle nostre
ipotesi.
A2.3 b(S) potenza di S
Poniamo
, con n costante positiva; poniamo pure h>0 per avere b
funzione decrescente di S. m ne rappresenta il valore asintotico; per m<0 siamo quindi nel caso classico. Avremo:
;
;
.
La funzione U è
concava verso l'alto per h>1,
convessa per 0<h<1, piatta per h=1 o nullo.
U è positivo e
crescente se m>0 (per h>1 la risalita inizia dopo un punto
di minimo). Lo stock migliore sarà perciò quello più grande possibile. Se m=0, U va
declinando per h>1 e aumentando
per 0<h<1.
Per
e m<0
abbiamo U decrescente (stock ottimale
quello nullo). Solo in corrispondenza di m<0
e 0<h<1 abbiamo un massimo
(positivo): S©
; la funzione si approssima poi all'asintoto diagonale (qui
discendente) di pendenza m.
A2.4 - b(S) funzione esponenziale di S
Abbiamo qui:
, con w>1, r>0
e q =
(dunque sempre positivo). Indi sarà:
;
; ![]()
Analogamente a quanto avveniva nel caso precedente, qui m rappresenta il valore asintotico delle
funzioni media e marginale. Concentriamoci adesso su U': vediamo che è costituito da una funzione dello stock e
dall'intercetta m che lo trasla
verticalmente. Osservandone la derivata U",
si evince che U' ha un minimo U'(U'')ª
di valore
in corrispondenza di Sª
.
A noi interessa scoprire se U' attraversa il semiasse positivo delle ascisse S dall'alto verso il basso, perché
questo comporta un punto di massimo perlomeno locale per la funzione U. Poiché U' è discendente nel suo primo tratto, occorre sia U'>0 per S=0, e poi che m non sia
così elevato da portare U'ª
sopra l'asse delle ascisse. La prima condizione è: m>-q; la seconda invece: m<q
.
Vediamo insomma che, perché esista un massimo, m non deve essere né troppo elevato né
eccessivamente negativo. Per
, il
massimo è locale perché l'utilità marginale sarà sempre positiva per S elevati, e perciò lo stock ottimo
tenderà all'infinito[12].
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[1]
Questo anche quando si auspichi che il gruppo titolare della decisione non
adotti scelte rigidamente egoistiche. Dal punto di vista dell'etica
utilitarista pura, sarebbe da perseguire l'ottimo mondiale. Ma pragmaticamente
non possono trascurarsi i problemi legati al consenso; ciò vale specialmente in
democrazia, con riferimento all'insieme dei cittadini del paese di
destinazione.
Altrimenti si rischia la spaccatura tra classi dirigenti ed orientamenti di opinione pubblica appena vengono al pettine i nodi delle prime difficoltà; col risultato avere la stessa forza di convinzione di lord Uxbridge a Waterloo (Fair 1973, p.353-354): Pare che Uxbridge fosse per natura piuttosto avventato. Nei pressi di Quatre-Bras si era precipitato fuori dalle sue posizioni per andare incontro ad alcuni squadroni che si stavano avvicinando, solo per scoprire all'ultimo minuto che erano francesi. Più tardi, a Waterloo, si mise alla testa di un contingente di cavalleria olandese, ordinò una carica e si slanciò a galoppo sfrenato verso il nemico. Il suo aiutante di campo lo raggiunse appena in tempo per informarlo che gli olandesi non l'avevano capito, e che stava caricando in perfetta solitudine.
[2] Per un'esauriente rassegna dei modelli si veda Todaro 1976.
[3] C'È una certa asimmetria tra la categorizzazione per i nativi (Imprese) e per l'immigrazione (Imprenditori). Per il paese di accoglienza questa scelta si deve al fatto che - in particolare nel caso di grandi società, molto rilevanti nell'analisi - non è agevole identificare il soggetto (i dirigenti o gli azionisti?) cui l'impatto debba ricondursi. Nel caso degli immigrati, invece, riferirsi a grandi imprese avrebbe voluto dire avventurarsi nel terreno dell'allocazione internazionale dei capitali, da calcarsi provvisti di strumenti di tutt'altro genere. La voce Imprenditori richiama appunto l'attenzione su piccole imprese e persone fisiche, assai più pertinentemente.
[4]
Ad esempio, vanno assegnati ai Lavoratori
precari alcuni di coloro che teoricamente potrebbero classificarsi tra i
piccoli imprenditori. Una parte di costoro vive sostanzialmente di elemosina,
sotto l'apparenza di un'attività commerciale (ambulantato) o artigianale
(lavaggio dei vetri ai semafori). Ma se decidessimo già sulla base del presunto
grado di utilità incapperemmo in un grave incidente metodologico. Occorrerà
piuttosto vedere se l'attività in questione è effettivamente orientata verso la
produzione di beni o servizi o piuttosto verso gli espedienti.
[5] Si noti che può essere legittimo affiancare al ruolo produttivo principale non solo quello di consumatore, ma anche altri (eventualmente con minor peso): un lavoratore può anche essere in parte comproprietario (anche, banalmente, come piccolo azionista); un disoccupato può essere legato da vincoli familiari e pertanto economici a lavoratori o imprenditori, e così via.
[6] In realtà l'immigrazione può causare spostamenti di categoria del nativo, a causa dell'azione sul mercato del lavoro: può trattarsi di mobilità sociale ascendente, così come del fatto che il tempo libero possa per alcune categorie (giovani, madri, anziani) divenire più attraente di un lavoro meno remunerato (cfr. Dell'Aringa, Faustini e Gros Pietro 1986, Garonna 1993 e Salvatore 1993).
[7] Naturalmente questa discussione su stock e flussi contiene qualcosa di artificioso. Nella realtà la dimensione tempo, nella quale anche l'immigrazione si svolge, è continua; l'attribuzione di una certa immigrazione al flusso in essere piuttosto che allo stock è determinata dall'estensione dell'intervallo temporale di riferimento. Ciò che conta da un punto di vista sostanziale (ma sarebbe di pesante formalizzazione) è la scansione degli arrivi nel tempo, con particolare riguardo ai più recenti.
[8] Possiamo rendercene conto osservando la Fig.1; oppure, con minore pigrizia, pensando che l'utilità marginale alza quella media finché ne è maggiore, e viceversa la abbassa dopo averla incrociata: per questo le due funzioni si intersecano nel punto di massimo della seconda. In ogni caso, però, l'utilità totale continuerà ad aumentare finché la funzione marginale resta positiva: ed è proprio per i valori di S per i quali b descrive una curva discendente che U' si annulla, tagliando l'asse delle ascisse.
[9] Un confronto interpersonale reso possibile da un espediente dell'analisi utilitaristica, quello della "lotteria": un soggetto valuta la propria utilità in una determinata situazione ponderandola stocasticamente per tutti i ruoli possibili, dal momento che non sa quale gli verrà assegnato.
[10] Non si
tratta certamente di un minimo, perché in $U' tutti i
componenti sono positivi, tranne che
, che
si fa negativo per un livello di S
superiore a quello per il quale $U' coincide
con $b: infatti: $b'= (pbp-1)b'
assicura che l'utilità media conservi lo stesso punto di massimo dopo la
trasformazione.
[11]
Consideriamo infatti i due addendi di d($U) rispetto a dU (cfr. 4.2):
-il primo vale
,
ovvero
volte più di prima;
- il secondo invece
, l'aumento è cioè di
volte.
Il fattore
È sempre reale e positivo perché l'esponente
equivale ad una frazione con numeratore pari e denominatore dispari (inoltre la
nostra analisi si limita ai soli tratti ove b>0).
[12] Bisognerebbe inoltre aggiungere la condizione U>0, ovvero b>0, almeno in corrispondenza del massimo. Questo non ci comporta però ulteriori restrizioni. Infatti U è sempre nullo per S=0; abbiamo poi visto che, se esiste un massimo di U, U' dev'essere positivo nel suo primo tratto. U salirà allora ulteriormente per bassi valori di S, verificando la condizione.