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Sessione "La produzione": interventi
Antonio Mormone
Alcune garbatissime considerazioni sulle questioni poste
da Giovanni Doria. Lei ha parlato facendo riferimento alla rottamazione
di automobili. Io credo che il discorso non possa sposarsi bene con
l'organizzazione che c'è per quanto riguarda la vendita di auto e
quella dei pianoforti. Lei parlava anche di pianoforti vecchi. La
sua osservazione è giusta ma io ho pensato che le case automobilistiche
si occupano di fornire non soltanto l'automobile ma anche una sorta
di assistenza, invece quando si vende un pianoforte è solamente il
compratore che deve preoccuparsi, per cui è indiscutibilmente destinato,
lo strumento, alla vetustà perché certamente non sarà mai curato.
Se le aziende costruttrici di pianoforti, molto cresciute
in questi ultimi anni, adeguando il loro impegno anche finanziario,
si preoccupassero di istituire un servizio per la manutenzione del
pianoforte – per esempio ogni sei mesi – molti problemi sarebbero
risolti per quanto riguarda la salute dello strumento. Oggi invece,
formalizzata la vendita, si chiude un rapporto. Considero sbagliato
questo principio commerciale.Sarebbe necessario un rapporto d'assistenza
tecnica.Per ritornare alle automobili, sappiamo benissimo se manca
olio o acqua.Per quanto riguarda il pianoforte, il giovane che non
sempre ha motivazioni professionali, come ha detto il sig.Doria, non
può conoscere i cento motivi che consigliano la verifica e conseguentemente
l'assistenza. L'espressione del sig.Doria mi è sembrata un po' strana
quando ha detto che è importante suonare, imparare a suonare per hobby
piuttosto che professionalmente.Forse con questo termine "professionale"
il sig.Doria voleva intendere l'indirizzo scolastico che si da ai
giovani italiani.Sono affermazioni discutibilissime quando si voglia
considerare la cultura musicale italiana in generale ed in particolare
indirizzata al pianoforte.Per esempio in Europa, Germania e perché
no Austria, anche in piccole città, vivono culture diversamente indirizzate,
per esempio l'indirizzo allo studio della "cetra".I pianoforti in
case private sono pochissimi, ma ovunque troverà una piccola "cetra",
una piccola arpa, uno strumento del genere, insomma.
Vorrei aggiungere, indirizzandomi al sig.Doria, detto
con simpatia, che il termine "pattumiera di pianoforti" indirizzato
al nostro Paese mi è parso fin troppo penalizzante.
Grazie.
Giovanni Doria
Chiaramente il discorso della rottamazione era un dato
ironico nel senso, dicevo, non esiste rottamazione in quanto il pianoforte
non muore mai. Non è che io dica al telefono di buttare il pianoforte
nella pattumiera: questo non lo faccio.
Per quanto riguarda l'assistenza, lei fa il paragone
delle macchine; però se lei compra un'auto nuova lei sa che dopo 10000
Km. deve fare il tagliando; se lei non ci va non è che la macchina
non funzioni più. Cioè è una sua scelta, comunque, di fare l'assistenza,
non è la casa automobilistica che le telefona e le dice guardi che
deve fare 10000 Km, è sempre l'acquirente, anche nel caso delle macchine,
che si preoccupa di fare l'assistenza.
Attenzione! Tra l'altro tutte le case produttrici, parliamo
di un certo livello, allegano al pianoforte un libretto di assistenza
nel quale deve essere segnato ogni quanto tempo si deve fare la revisione
dello strumento che può essere l'accordatura, l'intonazione, la registrazione
della meccanica. Più o meno come per le macchine.
Non trovo quindi giusto che lei dica che i produttori
dovrebbero occuparsene più che l'acquirente: debbono essere entrambi
ad occuparsene. Quando lei acquista uno strumento lei sa, avendo in
mano il libretto, che dopo un certo numero di mesi (l'auto lei la
porta in officina-chiaramente questo non può succedere) deve chiamare
il tecnico per fare l'assistenza. Per quanto riguarda il discorso
professionisti, io intendo il fatto che, come noi sappiamo, negli
Stati Uniti così come in Germania – io parlo di Steinway ovviamente
– ci sono i medici. è questo che intendo.
È giusto e doveroso che ci sia il professionista, il
pianista, gente che studia per diventarlo, per crescere, per cercare
di essere un grande pianista però in Italia ci manca questa fascia
amatoriale di gente che suona per il piacere proprio, e non necessariamente
per diventare un pianista, ma che impara a suonare uno strumento musicale
solo per un piacere proprio.
Riguardo alla pattumiera: è sicuramente un termine forte
ma io lo ritengo assolutamente reale perché noi siamo i maggiori importatori
di strumenti usati e le assicuro che quegli strumenti, che arrivavano
e sono arrivati a tonnellate dall'Inghilterra e ci siamo ritrovati
ovunque pianoforti con le meccaniche disastrate, a baionetta, ecc.
Arrivano tutti qui in Italia. Possibile? è solo un caso? Non credo.
Antonio Monzino jr.
Brevemente una riflessione sulla critica costruttiva del dr. Antonio Mormone.
Mi sembra che abbia toccato un punto importante: una
qualificazione del settore e per settore intendo l'industria dello
strumento musicale o della musica in tutte le sue diverse componenti
quali, ad esempio, il produttore, il distributore, il rivenditore,
il riparatore.
Quando ci si riuscirà? Oggi siamo ad un livello per cui
è certamente necessario guardare tutti insieme in un'ottica diversa
e perciò nell'ottica delle esigenze del consumatore come fa una qualsiasi
altra industria. Perciò non mi scandalizza la richiesta che un giorno
ci farà trovare su un pianoforte un piccolo accessorio che dopo sei
mei accende una luce rossa perché richiede la manutenzione – questo
in modo proprio provocatorio – perché è quello che probabilmente ci
aspetta come rappresentanti dell'industria dello strumento musicale
per adeguarci ai cambiamenti dei comportamenti dei consumatori.
Roberto Furcht
Io sono poco sensibile a questo. Devo dire una cosa che
in linea di massima dissi già a Roma in un convegno e questo mi differenzia,
con tutta la cordialità dei nostri rapporti, da Giovanni Doria.
Io non credo così tanto all'importanza della qualità
per l'apprendimento, la credo ovviamente valida suI gradino superiore.
Se io considero su quali strumenti hanno studiato i pianisti russi
che sono tra i migliori del mondo... voi non ve ne rendete conto...
eppure hanno imparato benissimo a suonare il pianoforte.
Maradona ha cominciato a giocare con la palla di stoffa
ed i pianisti russi... Giovanni, chiedi ai tuoi artisti su cosa hanno
iniziato a suonare e non mi pare che siano stati molto danneggiati.
Andrea Furcht
L'atteggiamento forse più diffuso nel nostro settore
è il tradizionalismo: questo vale per la maggioranza dei fabbricanti,
dei distributori, dei negozianti e degli acquirenti, pianisti inclusi.
Non per questo saremo esentati dagli sconvolgimenti che la rivoluzione
informatica sta portando ovunque nella società, ad iniziare dall'economia.
Che queste imminenti trasformazioni siano nel complesso foriere di
danni o vantaggi non è questione pertinente al nostro dibattito, benché
personalmente debba dichiararmi tra coloro che ripongono speranza
in questa svolta; da un punto di vista generale mi pare infatti che
maggior informazione e possibilità di scelta del consumatore (il termine
suona indubbiamente bizzarro se riferito a chi utilizza un bene di
durata quasi secolare), conseguente trasparenza dei mercati, aumento
della produttività del lavoro, maggior tempo libero a disposizione,
riduzione del deterioramento ambientale – in breve, migliorata efficienza
del sistema – siano un compenso più che sufficiente per i profondi,
e prevedibilmente dolorosi, aggiustamenti nel campo del lavoro che
sono nei timori di molti, magistralmente esemplificati in un recente
saggio (Luciano Gallino, Se tre milioni vi sembran pochi, Einaudi,
Torino, 1998).
Questa professione di relativo ottimismo resta sostenibile
anche per quanto riguarda il nostro specifico ambito? cosa dobbiamo
pensare succederà al pianoforte e agli operatori economici del comparto?
Anche qui possiamo guardare alla parte vuota o a quella piena del
bicchiere riempito per metà. Lo scenario dei pessimisti fa perno in
sostanza sul fatto che il pianoforte sia l'emblema di un mondo minacciato
da un cambiamento globale già in corso, che si manifesta come:
- socio-demografico:
- le nascite si sono ridotte al punto di attestarsi a livelli talmente bassi da corrispondere ad
una fecondità record, in negativo, su scala mondiale e per tutti i
tempi;
- cambiano i modelli familiari:
se in Italia divorzi e unioni di fatto – raggruppati qui per la comune valenza di opposizione al quadro matrimoniale classico – non raggiungono (ancora) la frequenza estremamente elevata di altri paesi, livelli così ridotti e tardivi di fecondità sono spie evidenti di un profondo malessere;
- il risultato è il prosciugamento del nostro tradizionale bacino d'utenza, la famiglia che acquista il pianoforte quale complemento dell'istruzione del bambino e anche come simbolo tradizionale di solidità di status; l'insieme dei consumatori si avvia inoltre verso un rapido invecchiamento (si alzerà l'età media) e, più in prospettiva, verso un considerevole decremento quantitativo;
- culturale:
- la tecnologia induce un atteggiamento passivo nel pubblico, portato a rifiutare i sacrifici
insiti nell'apprendimento del pianoforte a favore di una fruizione
"tutto e subito" quale quella derivante dalla musica registrata;
- cambiano gusti e mentalità, e con essi tramontano i valori del passato.
Così l'appeal sia del repertorio classico che della funzione del pianoforte nella casa e nella famiglia va
dileguandosi, salvo effimeri soprassalti dovuti a fenomeni di imitazione di divi
dello spettacolo;
- la conclusione è che il diversificarsi dell'offerta di consumo nel tempo libero sta relegando
la pratica di uno strumento musicale – tanto più se di stampo classico
– tra le ultime posizioni, dietro a viaggi, informatica e sport; lo
stesso vale con qualche aggiunta (ad esempio le lingue straniere)
per l'istruzione, com'è ovvio particolarmente importante in età giovanile.
Pur riconoscendo la fondatezza di alcuni argomenti, penso
sia il caso di sottolineare le potenzialità positive che una progressiva
informatizzazione delle nostre esistenze potrà portare con sé. Mi
pare opportuno articolare l'esposizione in due parti, distinguendo
il punto di vista dell'utilizzatore da quello di chi i pianoforti
li vende.
Il lato dell'offerta
Non mi occupo qui della produzione (indi robotica, soprattutto),
tema molto specifico e per il quale non possiedo competenze sufficienti;
mi limito pertanto al pur importante aspetto della rete dei rivenditori.
Il commercio ha già subito un violento shock nello scorso
ventennio, quando si sono gradualmente affermate forme di vendita
al dettaglio di grandi dimensioni: l'affermarsi della grande distribuzione,
cui si è accompagnata l'apparizione degli hard-discount, ha costituito
una sfida spesso mortale per molti negozi tradizionali. Questo vale
in primo luogo per l'alimentare e per altri generi di consumo banali
(sia detto senza alcun disprezzo, il riferimento è esclusivamente
alla fungibilità); anche nel nostro ambito, ad ogni modo, la vendita
di tipo scontistico ha trovato un certo spazio: dato che la maggior
parte dei negozi di pianoforti vendono anche gli altri strumenti musicali,
è soprattutto per questa via che sono stati coinvolti. Il settore
del pianoforte in quanto tale è invece rimasto relativamente riparato
da questi sconvolgimenti. Qual è stata la chiave di questa resistenza?
Possiamo nominare almeno due circostanze: in primo luogo, la peculiarità
del pianoforte come oggetto di consumo (anzitutto l'eterogeneità da
pezzo a pezzo, che richiede una valutazione specifica di ogni strumento
prima dell'acquisto), e poi il progressivo affermarsi di funzioni
differenti da quella tipica, la vendita di strumenti nuovi. Mi riferisco
in particolare a:
- riparazioni e assistenza tecnica;
- noleggio (per il quale la concorrenza sul prezzo è molto attenuata);
- vendita di pianoforti usati (nei quali i margini di profitto sono
difesi dalla debolezza informativa del compratore, che trova ad esempio
grandi difficoltà nel comparare i prezzi).
Si potrebbe forse aggiungere che i piccoli esercizi commerciali
riescono talvolta a tollerare una gestione di esercizio sostanzialmente
non economica, grazie all'impropria imputazione a profitto (come dire,
la mancata remunerazione) di fattori produttivi quali l'immobile di
proprietà, capitali personali, il lavoro proprio e dei familiari.
Siamo ora di fronte ad un'imminente rivoluzione, la cui
portata dovrebbe essere almeno pari a quella causata dall'affermarsi
della grande distribuzione: l'avvento del commercio elettronico. Ritengo
che anche questa volta continueranno ad operare alcuni elementi di
parziale protezione; all'importanza del servizio tecnico e all'individualità
dei singoli strumenti possiamo stavolta aggiungere la difficoltà del
trasporto e soprattutto di una presentazione soddisfacente per via
telematica.
La condizione della rete di vendita al dettaglio è però
critica: i negozi sono probabilmente troppi (scontano un certo sovradimensionamento
della globalità dell'offerta, probabile conseguenza del boom degli
anni '70-'80) e pesantemente toccati dal precedente shock commerciale.
I profitti sono pertanto insoddisfacenti: oltretutto, come accennavo,
si tratta spesso di remunerazioni mascherate dei fattori di produzione,
capitale e lavoro.
Cosa possiamo ritenere accadrà nella vendita al dettaglio?
Logica suggerisce che siano imminenti anzitutto una certa riduzione
nel numero dei dettaglianti e la continuazione dello spostamento verso
quelle attività di contorno meno esposte alla concorrenza, cui accennavamo
poco sopra. Per quanto riguarda invece la maggior parte degli altri
strumenti musicali, mi aspetto invece un significativo incremento
a medio termine del commercio elettronico e un ulteriore accentramento
verso punti-vendita di grandi dimensioni.
Il lato della domanda
Le tesi pessimistiche sul progresso tecnico sono applicabili
anche agli orientamenti individuali tra stili di vita alternativi.
I personal computer costituirebbero un pericoloso concorrente, perché
sottrarrebbero al suonare risorse preziose: la concorrenza indiretta
si esercita principalmente sul reddito e sul tempo libero – potremmo
aggiungere il meno usuale elemento dello spazio nelle abitazioni,
di grande rilievo nel caso di un oggetto delle dimensioni del pianoforte
e degli appartamenti, ristretti e costosi, siti nei centri urbani.
Ma l'insidia maggiore proverrebbe dal cambiamento di mentalità indotto
dai computer, capace di allontanare il pubblico da attività legate
alla tradizione quali suonare il pianoforte.
Come già detto, riconosco una certa plausibilità a queste
tesi, che però mi sembrano solide soprattutto sul breve periodo. Già
nell'arco di un quinquennio mi aspetto il dispiegarsi di ricadute
positive dell'evoluzione tecnologica. Dividiamo il ragionamento secondo
i tre punti sui quali ho articolato la tesi avversa.
- reddito
Per quanto riguarda la spesa diretta per computer e affini, va detto
che i prezzi dovrebbero calare notevolmente (anche in assoluto, il
discorso è poi ovvio a parità di prestazioni); ancora più interessanti
però gli effetti sul reddito che i privati avranno a disposizione:
è chiaro che se la torta si ingrandisse, ci sarebbe spazio per una
generale espansione dei consumi. Gli effetti attesi della rivoluzione
informatica sono controversi, e molti osservatori (per tutti cito
ancora Luciano Gallino) preconizzano un generale incremento della
disoccupazione. Altri invece si attendono più ricchezza grazie ad
una maggior produttività permessa dall'automazione (secondo la teoria
economica, i salari sono in primo luogo connessi alla produttività
marginale del lavoro). Si dimentica poi spesso di rilevare che, grazie
alla trasparenza del mercato, agli aumenti di produttività, alla riduzione
degli sprechi, il livello dei prezzi in generale dovrebbe calare,
incrementando dunque il reddito reale anche a parità di quello nominale.
- tempo libero
Per quanto azzardare profezie sia sempre un esercizio pericoloso,
possiamo permetterci su questo punto maggiori sicurezze. Molti dei
fattori che dovrebbero contribuire all'incremento del reddito dovrebbero
liberare anche molto tempo oggi dedicato ad incombenze apparentemente
ineludibili: si pensi al telelavoro, che ci permetterà di evitare
molti degli inutili spostamenti casa-ufficio, al disbrigo a distanza
di pratiche burocratiche, al commercio elettronico (del quale ci si
può avvalere per le esigenze più disparate, da raffinate operazioni
bancarie alla banale spesa al supermercato), alla posta elettronica
e alla ricerca di informazioni in rete.
Il maggior tempo a disposizione potrebbe certo venire speso direttamente al computer
in forma di fruizione diretta (videogiochi, chat, newsgroups, esplorazione
di siti Internet). Non credo ciò avverrà in misura tale da vanificare
i guadagni complessivi: questo discorso ci porta però al prossimo
punto.
- gusti
Il tramonto della famiglia tradizionale e dei valori ad essa legati
sta mettendo in ombra il pianoforte come status o anche solamente
consuetudine. Possiamo però contare su importanti compensazioni. In
primo luogo, una pervasiva automazione dovrebbe aumentare il desiderio
per le attività manuali, necessario antidoto alla sedentarietà ed
al bombardamento informativo: da qui il rinnovato interesse per hobby
quali palestra e piscina, trekking e bicicletta, bricolage e falegnameria.
C'è anche un secondo punto: la continua innovazione in campo produttivo
rende necessario investire in se stessi (quello che gli economisti
chiamano il "capitale umano") con continuità, per tenere il passo
nel mercato del lavoro: non solo conoscenze tecniche (che rischiano
anzi una rapida obsolescenza), ma anche salute e cultura personale.
è probabile un mutamento di atteggiamenti che induca maggiore attenzione
per la propria formazione intesa nel senso più ampio, e non più limitata
alle età giovanili, ma che ci accompagni fino alla vecchiaia.
Per concludere, evoluzione tecnologica e mutamento sociale
non rappresentano ineluttabilmente una minaccia per la pratica musicale:
potrebbero al contrario metterci in condizione di attingere alle energie
finora sprecate nella routine quotidiana, rendendole disponibili per
i nostri interessi.
Aldo Marinelli
Ingegnere meccanico ed elettro-acustico
Dirigente tecnico Geloso spa e Paso spa (sonorizzazione)
Giornalista tecnico-musicale
Cento anni: li dimostra?
Il pensiero si può conservare con la scrittura e la stampa,
le immagini col disegno, la pittura, la fotografia; la musica si può
annotare sul pentagramma; ma i suoni, prima della radio, del disco,
invenzioni relativamente recenti?
Quanti di noi, che amiamo la musica, abbiamo desiderato
avere testimonianze degli eventi sonori del passato? Potere ascoltare
compositori, eseguire le loro opere, o almeno ascoltarle nelle interpretazioni
di grandi artisti di un tempo?
La voce incerta "Doktor Johannes Brahms..." e le note
appena percepibili della sua esecuzione di una "Danza Ungherese" risalgono
a non molto più di un secolo fa, nella prima registrazione (su "nerofumo")
che si conosca!
Comprensibile quindi, che intelligenti e valentissimi
artigiani meccanici abbiano messo in atto tutta la loro creatività
e capacità realizzatrice, verso gli ultimi anni del 1800, per costruire
congegni capaci di fare rieseguire automaticamente da un pianoforte,
strumento completo per estensione sonora e largamente diffuso anche
nel privato, brani musicali di tutti i generi, previamente "codificati".
Nascono così i piani meccanici a rullo chiodato, utilizzati
in locali pubblici e da ballo, ma anche portati in giro per le strade
su carrettini: strumenti rudimentali, senza doti espressive, spesso
arricchiti di percussioni (campanelli, nacchere, piatti, tamburi)
per dare più vivacità ai motivetti al momento in voga. Il cilindro
chiodato si poteva spostare assialmente, e fornire un "repertorio"
di vari brani, limitati comunque, come durata, al tempo di una rotazione
completa del cilindro. I chiodi infissi nel cilindro azionavano direttamente
i martelletti, in modo simile ai "carillon" a lamelle vibranti, o
agli "organetti di Barberia", a canne, dai portatili ai grandi "orchestrions"
per giostre e luna-park.
A questo "antenato" della musica automatica fecero rapidamente
seguito gli "autopiani" a rullo di carta perforata, funzionanti pneumaticamente
ad aspirazione d'aria.
Il più semplice di essi fu denominato "player piano":
realizzato nell'ultimo decennio del 1800, in Europa soprattutto dalla
ditta Welte di Freiburg (Germania, Foresta Nera) ed in America dalla
Aeolian Company, era un robot alloggiato in mobile di legno e dotato
di "dita" meccaniche, che veniva accostato ad un pianoforte qualsiasi
e "centrato" sulla sua tastiera. Chiamato in Germania "Vorsetzer",
in America "Push-up" ed in Italia "Pianola", era dotato di due pedali
simili a quelli di un harmonium (per generare l'aspirazione di aria)
e di un gruppo di comandi (leve, pulsanti e cursori) che l'operatore
doveva azionare con le proprie mani, secondo annotazioni riportate
sul rullo di carta forata in movimento, ed in base alle quali poteva
variare la velocità (quindi il tempo metronomico) e l'intensità di
percussione dei martelli (producendo quindi gli effetti di "piano"
e di "forte"), oltre alla "tenuta"dei suoni od una loro temporanea
attenuazione (effetti del pedale destro e sinistro del piano).
Il rullo di carta poteva venire perforato a tavolino,
con preciso trasferimento delle note dallo spartito: i fori, durante
la lettura, passavano a contatto di un "pettine" ("tracker-bar") forato,
sul robot, che per effetto di aspirazione d'aria, quando un foro sul
rullo passava sul corrispondente foro sul pettine, produceva l'azionamento
del dito meccanico, tramite leve e manticini, sulla tastiera del piano.
Risulta evidente che solo le note venivano prodotte
automaticamente: tutti i segni dinamici dovevano venire introdotti
dall'operatore: dalla sua perizia operativa e dalla sua sensibilità
musicale dipendeva totalmente il risultato finale in suoni
udibili.
Questo limitava molto gli effetti "artistici" dell'esecuzione
automatica; per contro, il sistema consentiva anche l'esecuzione simultanea
di un numero di note (fino ad una trentina) che nemmeno due pianisti
avrebbero potuto eseguire manualmente sulla tastiera di un pianoforte.
Il sistema ebbe un grandissimo successo in tutto il mondo;
vennero costruiti anche molti pianoforti con il robot già incorporato
ed i relativi comandi davanti alla tastiera. Perfino Bechstein accolse
in alcuni suoi modelli, verticali e a coda, l'apparecchiatura "Welte-Mignon",
e Steinway l'americana "Aeolian Company".
Intorno al 1915 si affermarono però, prima in Europa
e poi in America, i "reproducing piano": automatismi nuovi, molto
diversi e molto più complessi del "player piano", che sia pur lentamente
cominciò a decadere, almeno presso i più raffinati ed esigenti intenditori
di musica. Molto più costoso, il "reproducing" recava direttamente
sul rullo di carta oltre alle 80 "piste" di perforazioni corrispondenti
ad altrettante note, altre 12 "piste" perforate, dedicate all'espressione
di tutti i segni dinamici, su ben sedici livelli dal "pianissimo"
al "fortissimo", applicabili separatamente alla metà grave ed alla
metà acuta della tastiera, per dare rilievo alla melodia sull'accompagnamento;
erano inoltre qui ottenibili il "rubato", lo "sforzato", il "crescendo"
e "diminuendo", le variazioni del tempo metronomico e la completa
pedalizzazione.
Nessun intervento esterno era richiesto, salvo l'inserzione
del rullo: due "piste" ulteriori su di esso comandavano l'accensione
e lo spegnimento di un motore elettrico che azionava tutto il congegno,
e si aveva perfino il riavvolgimento automatico del rullo a fine esecuzione.
Il rullo primario ("master") veniva perforato da un pianista
concertista, che doveva eseguire ciascun brano su uno strumento speciale,
un pianoforte a coda di non grandi dimensioni, ma equipaggiato nel
suo interno (ed in un ambiente separato) di due apparecchiature estremamente
complesse (veri prodigi dell'ingegno umano). Le Case costruttrici
(ancora Welte in Germania ed Aeolian "Duo-Art" in America, poi anche
in Inghilterra) realizzarono tali apparecchiature in pochissimi esemplari,
tenuti gelosamente segreti per impedire il nascere di una concorrenza:
essi andarono perduti negli eventi dell'ultima guerra, non se ne conoscono
i dettagli costruttivi e non è possibile ricostruirne un campione.
Grandi compositori-concertisti (Rachmaninov, Ravel, Debussy, Busoni,
Gershwin, ecc.) e grandi pianisti-interpreti (Hoffmann, Paderewski,
Grainger, Bauer, Ganz, D'Albert, Horowitz e moltissimi altri) hanno
lasciato testimonianza delle loro esecuzioni su rulli perforati, che
portano all'inizio la loro firma. è un segno evidente del loro compiacimento
per l'alta qualità della ripresa e l'assoluta fedeltà nella lettura
delle migliaia e migliaia di copie di rulli derivati dai "master".
Era possibile effettuare correzioni, dettate dagli esecutori ai tecnici,
sui master prima di procedere alle copie: le correzioni risultavano
di tale perfezione che il pianista Percy Grainger lasciò scritto che
"la lettura del rullo perforato finale lo rappresentava non come aveva
suonato, ma come avrebbe desiderato suonare!". Esistono documenti
consultabili di alcuni dei pianisti menzionati che manifestano il
loro entusiasmo e la loro ammirazione per le possibilità del sistema
"reproducing" in tali termini da potere affermare che chi, oggi, solleva
riserve su di esso lo fa solo perché ha ascoltato rulli logori su
vecchi strumenti riproduttori che non si è riusciti a conservare in
piena efficienza. Altra conferma di ciò sta nel fatto che in molti
Paesi, soprattutto in Inghilterra, Olanda, Belgio e Germania, molti
appassionati di questo affascinante mondo sonoro del passato posseggono
ancora "reproducing piano" in buono stato e grandi collezioni di rulli
preziosi.
Un patrimonio simile è oggi godibile da molti: Case discografiche
hanno infatti realizzato "compact-disc" digitali di assoluta perfezione
tecnica, riprendendo rulli da "reproducing" ancora validi. Osserviamo
solo che quando ascoltiamo questi dischi anche con un ottimo impianto
Hi-Fi, i suoni ci pervengono da altoparlanti, NON dalla tavola armonica
di un pianoforte, come nell'ascolto originale del rullo!
Alcuni anni fa, già comunque nell'era del computer, il
Costruttore viennese Bösendorfer presentò alla "Musikmesse" di Francoforte
uno strumento a coda speciale, equipaggiato da un complesso apparato
elettronico digitale a sensori ottici, inseriti nei tasti e pedali,
collegati esternamente ad un particolare elaboratore+registratore
numerico, capace di trasferire integralmente una esecuzione sulla
tastiera su dischi tipo "floppy", e sentirne successivamente la lettura,
pilotando la tastiera del piano allo stesso esatto modo dell'esecutore.
Era già al momento disponibile la raccolta ("library") di brani eseguiti da celebri
pianisti, e ricordiamo una suggestiva esecuzione di Chopin da parte
di Maurizio Pollini, fra molte altre proposte. Il prezzo dell'insieme
però superava largamente i 200 milioni, e probabilmente l'iniziativa
non ebbe un seguito commerciale.
Un noto Costruttore giapponese ha successivamente presentato
pianoforti verticali, poi anche a coda, col nome di "DisKlavier",
contenenti un apparato di ripresa digitale dei movimenti dei tasti
e dei pedali e la possibilità di riproduzione identica dei medesimi.
I prezzi sono divenuti accessibili anche per semplici amatori, il
procedimento non presenta compromessi acusticamente rilevabili ed
i vari modelli di questo moderno "piano automatico" (degno epigono
del suo centenario progenitore) hanno trovato buona accoglienza commerciale
sia in locali pubblici che in ambienti privati. La ripresa dell'esecuzione
viene riportata su normali ed economici "floppy-disc" da 3,5 pollici,
del tipo in uso nei computer; l'adozione della più recente tecnologia
consente interessanti extra-prestazioni, come il "rallentamento" dell'esecuzione
fino al 50% della velocità metronomica e l'"accelerazione" fino a
circa il 20%, ovviamente senza variazione di tonalità è anche possibile
la trasposizione di vari semitoni, per accompagnare voci o strumenti
in altre chiavi musicali. Comandi semplici ed operatività quasi elementare
rendono questi strumenti molto utili non solo per il semplice intrattenimento
(esiste una "library" di decine di dischetti, ripresi da grandi pianisti,
per svariati generi musicali), ma anche allo scopo di controllare
le proprie capacità e progressi nello studio, anche a distanza di
tempo, oppure di suonare "a quattro mani" con se stessi, registrando
in precedenza una delle due partiture. Un secolo è trascorso dalle
meraviglie del pianoforte automatico meccanico a quelle del moderno
piano computerizzato: il concetto-base di fare suonare il piano "da
solo" è stato conservato, senza ricorrere a microfoni, amplificatori,
registratori, altoparlanti. La "catena elettronica" ora menzionata
(in particolare i suoi anelli più critici, il primo e l'ultimo, non
esenti da distorsioni, saturazioni, intermodulazioni e rumori di fondo)
è eliminata.
Il piano è strumento meraviglioso, che da Bartolomeo
Cristofori in poi ha conquistato il mondo attraverso le opere di compositori
immortali, di molti dei quali non ci resta purtroppo diretta testimonianza.
Qualcuno ha scritto che "se il caucciù ed altri materiali fossero
stati conosciuti nell'Europa del '700, forse potremmo oggi ascoltare
Mozart, Cimarosa, ecc.".
Avrebbe però dovuto esistere almeno anche il "reproducing
piano"!
W. Fischetti
Si è parlato delle cause del calo delle vendite di pianoforti
e non ne è stata nominata una che secondo me è molto importante e
che giustifica questo sorpasso delle tastiere elettroniche ed è il
fatto che oggi gli appartamenti hanno delle mura sottilissime e un
pianista che suona spesso disturba moltissimo tutti i vicini e nascono
liti condominiali.
Suggerirei, modestissimamente, ai commercianti di strumenti
musicali di preoccuparsi di informare molto bene di tutti i metodi
che esistono per insonorizzare acusticamente, per isolare il pianoforte,
sollevare le gambe, mettere degli ammortizzatori in modo da aiutare
la vita all'acquirente perché una delle cause che sento molto spesso
è quella dei problemi col vicinato.
Vincenzo Balzani
Vorrei intervenire a favore del pianoforte digitale.
Personalmente non credo che sia un subdolo surrogato del pianoforte
acustico, bensì uno strumento capace di venire incontro a più esigenze
del musicista di oggi, non ultima quella di poter trasportare la tastiera
ovunque (anche in barca, in hotel – mi viene in mente Svietoslav Richter
degli ultimi anni – in montagna, ovunque ci sia una presa di corrente).
La Sig.a Tiziana Sala, Assessore alla Cultura della Provincia
di Como, oggi ha esordito dicendo una verità fondamentale che non
dovremmo mai dimenticare.
Il pianoforte è forse lo strumento più rappresentativo
degli ultimi duecento anni ed insieme agli altri strumenti (ed alla
voce umana) serve a tutti noi per comunicare emozioni attraverso un
"linguaggio" che si chiama Musica.
La Musica ha nella formazione culturale di un essere
umano un ruolo primario. E se il pianoforte vive in questi anni momenti
di crisi (se ne vendono meno rispetto a 10 anni fa) significa che
la Musica è in crisi.
E comunque un digitale non è in grado di spodestare un
pianoforte.
Il pianoforte è fondamentale, il digitale può essere
complementare.
Il digitale può servire a tutti quegli appassionati che
hanno un piano in città ma nulla in campagna o al mare, ai cantanti,
agli strumentisti, ai compositori, ai vacanzieri, ai nomadi, ai creativi
(che vogliono usare tutti i registri che possiede), ai bambini, ai
nonni, ai nottambuli, ai religiosi (penso alle Chiese Protestanti
negli States), ecc.
È forse uno strumento che si dovrebbe vendere a rate
per consentire a tutti, anche a chi ha "poco contante", di dotarsene.
E comunque dovrebbe suscitare un po' più di curiosità e di interesse
da parte dei filologi del "timbro e del tocco" pianistico. Gli stessi
che fino a pochi anni fa preferivano un usato e magari sfibrato strumento
tedesco ad un nuovo e magari "vivo" strumento giapponese.
Anna Maria Habermann
Medico chirurgo Specialista in ortopedia e traumatologia Pianista
Ideatrice della panca ergonomica per musicisti "Linea
dr. Habermann"
La mia duplice qualifica di medico e di pianista mi spinge
a parlare di due argomenti.
Il primo riguarda l'uso del pianoforte da parte dei "non
professionisti".
Mi considero privilegiata per aver avuto la fortuna di
crescere in una famiglia di cultura mitteleuropea, dove la gioia di
suonare uno strumento era parte integrante della vita quotidiana.
Mi sono diplomata in pianoforte a vent'anni e continuo
tuttora a suonare, pensando alla musica come al mio miglior passatempo,
insieme alla lettura di un buon libro.
Certo: uno strumento regala grande gioia a chi lo suona
ed a chi lo ascolta, ma nessuno dubita del fatto che prima di ottenere
qualche risultato "musicale" degno di questo nome occorra un notevole
impegno: non si tratta solo di avere del tempo libero per dilettarsi
con la musica; bisogna dedicare ad essa anni di studio, essere disposti
a sacrificare altri interessi, avere la forza morale e fisica per
superare ogni giorno ostacoli di ogni tipo.
Dunque: ci vuole una forte motivazione che deve nascere
da un grande amore per la musica, (obbiettivo da raggiungere) e per
lo strumento musicale (oggetto del desiderio).
L'amore in questione dovrebbe nascere il più presto possibile,
già nel seno della famiglia (ma questo avviene solo in casi privilegiati)
o per lo meno dovrebbe essere coltivato a scuola sin dalla più tenera
età. Ciò per un triplice motivo:
- Che l'apprendimento
è tanto più agevole quanto più si è giovani.
- Che la curiosità indotta da un precoce approccio alla musica vocale e strumentale stimola
il desiderio di ampliarne la conoscenza, contagiando fors'anche le
famiglie.
- Che lo studio
della musica, iniziato prima dei sette anni, favorisce lo sviluppo
dei circuiti cerebrali, con conseguente miglioramento globale della
coordinazione motoria e della capacità di apprendimento.Ciò avviene,
in particolare, nei bambini che si dedicano ad uno strumento complesso
e bimanuale come il pianoforte. Questo stupefacente risultato è dimostrato
da molteplici ricerche effettuate tramite test, risonanze magnetiche
e registrazioni delle attività cerebrali!
La seconda considerazione proviene dal medico che valuta
l'essere umano nella sua globalità come lo "strumento" principe che
si pone dinanzi al principe degli strumenti – il pianoforte -. Ma
questo discorso vale ovviamente per tutti gli strumenti e tutti i
musicisti!
Fino ad oggi, in Italia, l'anatomia, la fisiologia del
corpo umano, la capacità di sviluppo neuromotorio e la psiche del
soggetto che suona sono argomenti quasi completamente trascurati in
sede didattica, salvo per rari casi di insegnanti particolarmente
sensibili ed attenti.
In genere l'allievo supera i problemi ignorandoli o sottovalutandone
le conseguenze che spesso condizionano sia la salute che la resa artistica.
Da qui la necessità di inserire la conoscenza del corpo
umano e delle sue funzioni, finalizzate in particolare alle necessità
dei musicisti, come materia di studio nelle scuole musicali e nei
conservatori. In parallelo vi è la necessità di informare e preparare
adeguatamente gli insegnanti con seminari sui diversi argomenti, a
partire dalle percezioni sensoriali sino ai meccanismi dell'apprendimento.
Ed è proprio in relazione al mio duplice interesse per
la musica e per il corpo umano che ho avuto l'idea di favorire il
lavoro del musicista migliorandone la postura.
"Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo".
Parafrasando: "Datemi una giusta postura e lavorerò meglio,
apprenderò più facilmente, con minori sofferenze e migliori risultati".
Il tramite per ottenere una posizione più corretta al
pianoforte è dato dall'appoggio su cui siede il pianista: in trecento
anni di esistenza del pianoforte nessuno ha mai pensato di migliorare
"strutturalmente" lo sgabello.
La mia idea è stata quella di inclinare il piano di seduta
leggermente in avanti (da 8º a 9º): questa superficie inclinata favorisce
il raddrizzamento di tutte le curve vertebrali e lo scarico del peso
su una base molto più estesa: si creano quindi i presupposti per un
migliore equilibrio dinamico durante il lavoro sulla tastiera, perché
si evitano inutili tensioni muscolari del collo, delle spalle, del
dorso.
L'estensione del rachide lombare condiziona inoltre la
corretta posizione dei muscoli addominali, il che permette un controllo
ottimale del diaframma e della respirazione.
Il bordo arrotondato e sfuggente dello sgabello evita
compressioni sui fasci vascolari e nervosi degli arti inferiori che
non si intorpidiscono.
La corretta posizione al pianoforte favorisce sia la
percezione acustica che la percezione globale del corpo (propriocettività),
dunque facilita il lavoro di apprendimento.
In conclusione questo semplice accorgimento permette
di stare seduto per ore al pianoforte senza conseguenze negative sul
fisico del musicista, ed inoltre rende il lavoro alla tastiera molto
più confortevole ed efficace.
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