 |
Apertura del convegno
Hubert Stuppner
Organizzatore Compositore
Un cordiale benvenuto a tutti al nostro convegno "Il pianoforte
nella società di oggi".
Io sono qui come "maestro sostituto" di Piero Rattalino, che è
stato l'ispiratore del programma di questo convegno.Vorrei, a nome degli
organizzatori ed anche del Mº Rattalino, rivolgere un ringraziamento a coloro
che hanno reso possibile questo convegno: innanzi tutto all'ideatore, dr.
Roberto Furcht, ai rappresentanti della Scuola musicale di Cantù e soprattutto
all'Amministrazione Provinciale di Como, al Presidente Arch. Armando Selva,
nonché all'Assessore alla Cultura Tiziana Sala.
È la prima volta, credo, che in Italia viene messa a fuoco la
problematica del pianoforte in relazione a una serie di temi estremamente
stimolanti come la produzione, l'interpretazione, i concorsi, la didattica.
Il pianoforte oggi, ovviamente, rappresenta qualcosa di diverso
che non nel passato. Per l'inconscio collettivo il pianoforte appartiene
all'epoca romantica, cioè all'epoca degli dei, degli eroi, come direbbe
Giambattista Vico. Noi, ovviamente, siamo nell'era degli uomini-gli uomini che
pensano, che analizzano per approfondire con l'analisi e con la teoria ciò che
altri invece hanno prodotto con entusiasmo, sfogo di sentimento che è tipico
dell'età romantica.
Credo che dal punto di vista del repertorio la letteratura del
pianoforte è definitiva. Certamente non è definitiva l'interpretazione:
l'interpretazione al pianoforte di questa letteratura è estremamente aperta, è
un'utopia reale. è ciò che ci interessa: il pensiero musicale sulla
tastiera.
Il pianoforte è uno strumento dei primati, certamente come
letteratura, come possibilità di virtuosismo, come possibilità di espressione e
di genialità: strumento di bravura per eccellenza. Strumento dei primati anche
per la memoria: si pensi alle possibilità che la mente umana riesce a realizzare
nell'interpretazione pianistica. Tutti noi conosciamo i mostri della memoria
pianistica: un Rachmaninov o un Busoni, che fa tutto Mozart, oppure, in tempi
più recenti, una Idil Biret che possiede come repertorio 120 concerti per
pianoforte e orchestra, più tutto Chopin, tutto Brahms, tutto Mozart, tutto
Beethoven. Una Tatjiana Nikolajevna, che nel giro di pochi giorni faceva il
totale delle sonate di Beethoven, i concerti di Rachmaninov, i concerti di
Beethoven, i concerti di Brahms, di Chopin e così via. Il tema di questo
convegno toccherà un po' tutti gli aspetti del pianoforte: sociali, industriali,
estetici, psicologici, interpretativi, speculativi.
Inizieremo subito con una relazione sulla produzione dei
pianoforti, sul ruolo dell'industria dei pianoforti nell'odierna società
seguirà il tema degli strumenti antichi, anche questo assai stimolante perché
siamo ancora coinvolti, anche se un po' meno di alcuni anni fa, nella
problematica degli strumenti antichi e quindi del fortepiano, il ruolo della
produzione in maniera autentica delle opere originali di 200-300 anni fa; la
tematica dei restauri; la problematica delle edizioni dei classici, dell'Urtext;
il concertismo; la discografia; i concorsi; i corsi di perfezionamento e la
didattica. Questa è un po' la tematica del convegno.
Dopo ogni intervento è prevista una breve discussione e la
possibilità per comunicazioni verbali o scritte.
Ringrazio il pubblico che è intervenuto assai numeroso a questo
convegno.
Roberto Furcht
Presidente Furcht & C.
Desidero esprimere il mio vivo ringraziamento all'Assessore
Tiziana Sala che con tanto entusiasmo ha accolto la nostra proposta per questo
convegno e naturalmente l'Arch. Armando Selva, Presidente della Provincia, che
ne ha consentito la realizzazione. Sono lieto di comunicare che tutte le
relazioni e gli eventuali interventi verranno raccolti e pubblicati in volume a
cura della Amministrazione.
Un grazie anche agli amici della Nuova Scuola di Musica di Cantù
per la perfetta organizzazione e naturalmente agli illustri relatori.
Mi sento personalmente onorato della presenza del Presidente
della Yamaha Musica Italia sig. Masahiko Maruhashi, del Dr. Antonio Mormone
Direttore Artistico della Società dei Concerti di Milano, del sig. Giovanni
Doria rappresentante in Italia della Steinway & Sons, del sig. Antonio
Monzino Presidente della DISMA e del sig. Katsuo Ogura General Manager della
Kawai Europa.
Colgo l'occasione per informarvi che questo convegno si svolge in
contemporanea con il Concorso Internazionale Pianistico di Cantù, giunto alla
sua nona edizione. Le finali con orchestra avranno luogo domani sera e saranno
seguite dal concerto dei vincitori lunedì a Cantù, martedì al Teatro Sociale di
Como e mercoledì al Conservatorio di Milano. Questa sera inoltre, e sempre in
questa sala, il pianista Simone Pedroni – vincitore del Concorso Van Cliburn di
Fort Worth, massima manifestazione del pianismo internazionale – ci onorerà di
un concerto.
La realizzazione delle due iniziative – Convegno e Concorso –
evidenziano un generoso e forte impegno culturale dell'Amministrazione di cui,
come imprenditore nel settore degli strumenti musicali, e come persona, sono
molto gratificato.
Grazie, Assessore, e grazie a voi tutti che siete
intervenuti.
Tiziana Sala
Assessore alla Cultura Provincia di Como
Porto, innanzi tutto, i saluti del Presidente Armando Selva, che
non è potuto intervenire perché impegnato altrove, purtroppo gli amministratori
girano davvero tantissimo il territorio e gli impegni spesso si sovrappongono.
Ha lasciato a me il compito di ribadire la sua personale adesione a questa
iniziativa. Io devo ringraziare tutti i presenti per la loro partecipazione e in
modo particolare Roberto Furcht, la Nuova Scuola di Musica, il M.o Vincenzo
Balzani perché, insieme, siamo riusciti a costruire un'occasione importante per
ragionare di musica in modo molto diverso dal solito.
Nel nostro territorio c'è bisogno davvero di una riflessione forte su che cosa
rappresenta la musica e su come fare musica e diffonderla. La ricchezza di
iniziative è indubbiamente un segno di vitalità del tessuto culturale musicale,
ma non sempre trovano estimatori e sostenitori altrettanto numerosi e ben
disposti.
Credo che questo convegno, anche se tratta di un argomento molto
specifico, possa fornire uno spunto per una riflessione più ampia attorno al
pubblico della musica e ai musicisti.
Grazie alla scoperta di nuove tecniche e alla diffusione di
straordinarie tecnologie di produzione e riproduzione dei suoni, la musica
rappresenta, oggi, un mondo sterminato di forme e simboli, che alimentano
interessi culturali ed economici di assoluto rispetto, al centro dei quali
stanno soprattutto i giovani (come consumatori e come produttori). Il mondo
musicale non può, pertanto, non farsi carico dei problemi connessi con una
personalità in formazione: con le legittime ambizioni personali, da una parte, e
con le possibilità reali ed oggettive, dall'altra. Interrogarsi, all'interno di
questo immenso panorama, sui destini di un settore importantissimo, mi sembra un
atto di grande onestà culturale e oculata "imprenditorialità".
È per questo che l'Amministrazione Provinciale di Como ha accolto
l'idea di parlare dello strumento, storicamente, più importante nel campo
musicale. Il pianoforte ha certamente rappresentato, per un lungo periodo, uno "status symbol": conoscere e
suonare il pianoforte era estremamente importante, soprattutto per le donne, ma
- perché no? – anche per gli uomini. I concerti nei salotti aristocratici,
prima, e in quelli borghesi, dopo, hanno lasciato, via via, il posto ad altri
luoghi, ma non per questo hanno smesso di celebrare il bello e il successo. I
teatri e le sale da concerto non sono più, certamente, accessibili ad esclusivi
gruppi sociali ma non sono nemmeno l'espressione di una società di massa: la
"musica colta", con il suo strumento principe, mal si coniuga con il generale
processo di crescita culturale del Paese. Eccessi ideologici o limiti formativi
e del nostro sistema scolastico? Alti investimenti e bassa redditività?
In occasione di questo convegno vorrei, allora, rivolgere un
invito: abbiamo bisogno di riflettere seriamente sul rapporto della musica con
il nostro tempo e il nostro territorio; bisogna dare un percorso più razionale
alle varie espressioni e manifestazioni della cultura musicale nel comasco, sia
in termini strettamente culturali, di qualità della vita, e sia in funzione di
più vasti e generali interessi economici. è necessario allargare la sua
diffusione ma, per questo, abbiamo bisogno di un pubblico sempre più competente
ed in grado di apprezzare i molteplici linguaggi musicali e le infinite emozioni
dei suoni.
Masahiko Maruhashi
Presidente Yamaha Musica Italia
Gli organizzatori e i patrocinatori di questo convegno e Roberto
Furcht mi hanno chiesto di fare un piccolo discorso in italiano e, anche se per
me è un po' difficile, cercherò comunque di farlo.
È un vero piacere per me essere presente a questa importante
manifestazione per il mondo della musica in Italia e di questo desidero
ringraziare anche l'Amministrazione Provinciale di Como. è inoltre una
ricorrenza molto importante per la notorietà e qualità dei prodotti distribuiti
dalla Furcht nei suoi 50 anni di attività ma soprattutto per la proficua
attività svolta sempre dalla stessa a beneficio della diffusione del pianoforte
e della cultura musicale in Italia, in tutte le sue molteplici forme.
Anche se la società che rappresento è il primo concorrente della
Furcht, ritengo indispensabile per il futuro una sempre maggior collaborazione
fra le nostre rispettive aziende con l'obiettivo di sviluppare la cultura e la
pratica musicale in questo paese.
Grazie della vostra attenzione.
Giovanni Doria
Rappresentante Steinway & Sons
Non posso che associarmi a quanto detto or ora dal sig. Maruhashi
auspicando che si passi dall'antico regime conflittuale, di concorrenza ad un
regime di maggiore collaborazione tra le case produttrici di pianoforti. Questo
non dovrebbe essere solo, ovviamente, a livello italiano ma a livello
mondiale.
So che la cosa non è facile, anzi, forse al momento è anche un
po' un'utopia, però penso che su questa strada ci saremo condotti, anche nostro
malgrado, considerando l'attuale situazione mondiale del mercato del pianoforte
e quindi mi associo anche ai ringraziamenti all'Amministrazione Provinciale di
Como, alla Nuova Scuola di Musica di Cantù e alla ditta Furcht per
l'organizzazione di questo convegno dai molteplici aspetti innegabilmente tutti
molto interessanti.
Grazie a tutti voi per la partecipazione.
Antonio Mormone
Direttore artistico della Società dei Concerti
Ringrazio molto Roberto Furcht per questo invito. Ormai il nome
Furcht è leggendario, credo non solo in Italia. Mi trovo a questo tavolo con
personaggi molto importanti: per me è quasi una promozione e sono qui in veste
di fruitore in quanto noi organizzatori di concerti utilizziamo i pianoforti e
pertanto abbiamo tutto l'interesse a comprendere se ci sono sviluppi migliori,
posto che la nostra attenzione è volta sempre alla qualità dello strumento.Su
questo punto mi pare che non ci siano difficoltà perché oggi tutti i pianoforti,
evidentemente, soddisfano ampiamente quelle che sono i desiderata degli utenti.
Non conosco i problemi di mercato.Per quanto riguarda invece l'aspetto tecnico,
potrei parlare dello strumento, ma credo che non sia il caso – sono presenti
degli esperti -; dunque, attraverso gli argomenti che emergeranno, si potrà
iniziare un discorso più ampio.
Non mi pare che il pianoforte, proiettore di grande musica, sia latitante; osservando infatti il
numero degli studenti di Conservatorio e studenti privati, par di capire che gli
orientamenti musicali sono, in una percentuale altissima, verso il pianoforte
che è considerato, nel settore musicale, vero "principe". è infatti unico e
validissimo per sostituire un'orchestra. è opportuno avere presente, parlando in
linea generale, che non tutti gli strumenti sono eccellenti. Questo secondo me
non dipende dalla marca ma piuttosto dalla manutenzione, dalla cura che si ha
per lo strumento.è forse questo il lato più delicato della questione. Non è
infatti sufficiente – e qui mi riferisco ai costruttori – produrre un ottimo
strumento; ritengo sia importante saperlo "conservare".
Noi organizzatori presentiamo concerti con i più grandi artisti
del mondo e dunque abbiamo necessità di offrire una qualità eccellente. Ben
diverso è il caso delle piccole associazioni, per non parlare dei privati.
Potrei chiudere qui il mio intervento ma con piacere vorrei
riferirvi quanto mi ha raccontato uno dei più grandi pianisti che ho avuto
l'onore di conoscere tantissimi anni fa; era il grande Claudio Arrau, il quale
mi raccontò ciò che vi riferisco. In occasione di un suo viaggio con un
piroscafo del tempo, aveva perduto nella piccola piscina un piccolissimo amuleto
che portava al collo. Lui, assolutamente non bravo in immersione, si è immerso
per cercarlo con risultati negativi. Uno dei mozzi, che lo stava osservando, gli
chiese: « Signore, cosa cerca?». «Avevo qui un piccolissimo brillantino e l'ho
perduto: mi è caduto nuotando». Il mozzo si è tuffato molte volte ed alla fine
ha riportato alla luce dal fondo della piscina il piccolo brillantino.
Figuriamoci Arrau che era stato lì delle ore. Felicissimo. Nacque una sorta di
"amicizia" tra i due, si scambiarono gli indirizzi. Il mozzo, che parlava male
anche la sua lingua cilena, mal comprendeva quanto diceva Arrau.Sta di fatto che
il mozzo, che viveva all'interno del Cile, tornato a casa dopo molti mesi, parlò
con qualcuno che doveva essere il "personaggio" del villaggio. Gli raccontò
dell'incontro e dell'"amicizia", dicendo che si trattava di un grandissimo
pianista.Il "personaggio" della piccola cittadina, si mise in corrispondenza con
il Maestro. Arrau, volendosi disobbligare con il ragazzo che gli aveva ritrovato
l'amuleto a cui teneva moltissimo, accettò e comunicò una data per un suo
concerto. Arrau, dopo aver raggiunto in treno una lontana città e un successivo
viaggio di alcune ore, raggiunse il paesino dove venne accolto con la banda e
applaudito da tutti. Doveva suonare la sera stessa (vedo il Mº Balzani, ottimo
pianista, che sorride: forse conosce già questa storia perché si può leggere in
un libro di memorie di Arrau edito da qualche anno).Dopo i festeggiamenti in
piazza, Arrau disse: «Vorrei studiare un po'». Il "personaggio" di campagna, un
contadino che era l'esponente di questa piccola comunità, gli rispose: «Non sta
problema».
Accompagnarono Arrau nella "missione", dove c'era una specie di
sala.Arrau entra, vede questo locale abbastanza non adeguato e dice: «Va
bene. Adesso arrivederci, perché io devo studiare: dov'è il pianoforte?».
Risposta: «Non tenemos». Il grande Arrau non tenne quel concerto. Ha scritto
questa pagina simpatica per farci sapere che anche ad un grande artista può
capitare di non avere lo strumento.
Speriamo che non accada più.
|
 |